LA RADIO
ASCOLTA CHI A SCOLTA LA RADIO
Il progetto scuola, ideato dall'associazione culturale Sierra Tango, si è svolto nelle scuole medie di Quarto in
provincia di Napoli, tale progetto è nato da una relazione scritta da Gianni Urso e presentata agli scolari da OM
appartenenti alla suddetta associazione, tale relazione speriamo possa stimolare altre persone a realizzare
simili iniziative tra gli studenti affinché essi possano essere stimolati ad avvicinarsi alla cultura del
radiantismo.
Progetto culturale per la diffusione e lo sviluppo del radiantismo
A cura
di Urso Giovanni
e dell’associazione
culturale
Sierra Tango
LA RADIO ASCOLTA CHI ASCOLTA LA RADIO
Introduzione.
In questo XXI secolo il mondo della
radiofonia tradizionale rischia di diventare una pagina del passato, da
celebrare come importantissimo elemento che ha caratterizzato, e condizionato la
società del XX secolo.
Questo
rischio, si fa giorno dopo giorno sempre più concreto, a mano a mano che la
tecnologia con le sue spinte innovative apre al mondo nuovi orizzonti.
Un
pericolo però, ancora più grave, che la radiofonia tradizionale deve
affrontare, è la retrocessione fra gli elementi meno importanti nella cultura e
nella vita del mondo giovanile. Ciò è dovuto, al fatto che i ragazzi, attratti
da nuovi strumenti quali il cellulare, il computer, i giochi interattivi, ecc.,
si lascino trascinare in una dimensione nuova dove la radio non trova più
posto.
Quale
rischio più grande deve affrontare la radiofonia tradizionale, di quello di
vedersi relegata in un angolino dei ricordi di una società che corre a grandi
falcate.
Ecco
che quindi bisogna intervenire, affinché i giovani non archivino
definitivamente la radio; è il modo migliore è quello di proporre ai ragazzi,
la cultura radiantistica, con tutti gli annessi e connessi, affinché essi
riscoprano questo vasto mondo ricco di emozioni a non finire.
Quindi,
affinché i giovani acquistino la giusta conoscenza di questo vastissimo mondo,
abbiamo pensato di effettuare un cammino diviso in vari argomenti, che darà ai
ragazzi la giusta conoscenza della materia, e sicuramente, farà nascere in
loro, l’interesse a lanciarsi, se non totalmente, almeno in parte in questo
mondo, riscoprendo il radioascolto o la radiotrasmissione.
Il
primo argomento che tratteremo è la storia della radio, dalle invenzioni
marconiane ai giorni nostri; ciò servirà a far conoscere come la radio è
nata, si è sviluppata tra la gente, cambiando anche lo stile di vita delle
persone, e in fine, di come lo strumento radio ha condizionato il cammino della
storia, verso le nuove invenzioni che si sono avute.
Il
secondo argomento lo dedicheremo ad un piccolo approfondimento su gli elementi
scientifici che caratterizzano la radiotrasmissione, spiegheremo cioè come è
fatto un trasmettitore, un ricevitore e faremo capire come le onde
elettromagnetiche si propagano, veicolando voci e suoni ovunque.
Il
terzo argomento servirà a mettere un po’ d’ordine fra i tanti elementi che
compongono il vasto panorama radiofonico; cercheremo di spiegare cosa è
un'emittente, quanti tipi di radio esistono, le classificheremo, e spiegheremo
come si ascolta la radio in modo corretto; parleremo ancora della
ricetrasmissione, dei radioamatori, dell'alfabeto Morse, e di cosa serve per
realizzare una stazione ricetrasmittente.
In
fine chiuderemo facendo vedere come si usa un ricetrasmettitore, dimostrando
loro, che con la radio si può far viaggiare la propria voce in tutto il mondo.
Per
concludere, vogliamo ancora aggiungere, che questo che noi proponiamo non vuol
essere un toccasana! sarebbe troppo presuntuoso da parte nostra pensare che si
riesca così a salvare la radio! ma noi vogliamo, molto umilmente, contribuire a
dare respiro a questo mondo oramai già troppo asfittico, che giorno dopo
giorno, sta perdendo la sua importanza nella società dei tempi d’oggi.
Parte prima
La
storia
La
vita dell’uomo sulla terra è stata caratterizzata e condizionata quasi sempre
da invenzioni e scoperte che si sono avute durante tutto l’arco
dell’evoluzione della specie.
Nel
XIX e nel XX secolo poi, si sono ottenute invenzioni e scoperte che hanno mutato
radicalmente la vita dell’uomo; mutamento che sta alla base del nostro vivere
d’oggi.
A
cavallo tra i due secoli suddetti, dall’Europa all’America, la grande ondata
d’invenzioni e scoperte, ha cambiato la fisionomia delle città. Dalla torre
Eiffel di Parigi, alla statua della Libertà, alta sopra Manhattan. La comparsa
dell’energia elettrica ha ridotto la paura del buio e ha allungato le giornate
nella vita delle persone. I nuovi mezzi di trasporto: dalla bicicletta al
dirigibile, dall’automobile alle grandi reti ferroviarie, hanno ridotto le
distanze, e aumentato la mobilità umana; nuove e grandi industrie hanno
accresciuto necessità di contatti. In questo periodo la velocità della storia,
impone al giornalismo ritmi più elevati; aumentano la cultura, l’istruzione
popolare, la fiducia generale nella scienza; in questa fase delicata e
rivoluzionaria della storia umana, nasce, dunque, la radio.
Ora,
prima di tuffarci nell’avvincente storia che la radiofonia ha conosciuto fin
dalla sua nascita alla fine del XIX secolo, bisogna innanzi tutto dire che come
in tutte le invenzioni, non si è arrivati al concepimento di essa
improvvisamente, ma bisogna altresì affermare che all’invenzione della radio
si è arrivati grazie all’estro, all’intuito, e alla professionalità di un
certo Guglielmo Marconi, che seppe applicare alcune sue idee alle scoperte
ottenute già qualche anno prima da altri insigni scienziati.
Rivediamole
brevemente:
- 1864, il fisico scozzese
James Clerk Maxwell, dimostra matematicamente che i fenomeni elettromagnetici e
luminosi si propagano nello spazio tramite onde.
- 1887, il tedesco Heinrich
Rudolph Hertz, ottiene la conferma sperimentale delle conclusioni della teoria
di Maxwell, provando l’effettiva esistenza delle onde elettromagnetiche,
costruendo un apparecchio in grado di generarle.
- 1890, Edouard Braille,
costruisce un apparecchio rilevatore di onde hertziane, sviluppato da un’idea
dell’italiano Nesti.
- E finalmente, nel 1894,
Guglielmo Marconi, ventenne, trasmette segnali telegrafici grazie alle onde
elettromagnetiche, nella sua casa di Pontecchio, in provincia di Bologna.
Marconi,
nacque a Bologna il 25 aprile 1874. Autodidatta, appena diciottenne, sentì
nascere in se, un’irresistibile vocazione verso la fisica e l’elettricità.
Allievo
a Livorno dei professori Vincenzo Rosa e Giotto Bizzarrini, acquisì da essi una
più rigorosa mentalità scientifica in un momento particolarmente importante
per l’indirizzo delle sue ricerche.
Nell’estate
del 1894, quando la famiglia Marconi si recò in vacanza, nelle montagne del
biellese, il giovane Guglielmo ebbe modo di riflettere sulle ricerche
scientifiche di Hertz, e pensò di usare le onde elettromagnetiche a scopo di
comunicazione.
Come
abbiamo detto poi, nell’autunno successivo, nella villa Griffone di Pontecchio
Marconi trasformò il granaio in laboratorio, lavorando notte e giorno tra
rotoli di filo di rame, sfere di ottone, rocchetti, tasti morse e campanelli,
realizzò i primi rudimentali apparecchi. I primi deboli segnali riuscirono a
superare alcune centinaia di metri fino alla collinetta dove stava il colono
Mignani che all’udire dei primi segnali sventolava un fazzoletto indicando
l’avvenuta ricezione.
Però
le onde elettromagnetiche erano troppo deboli per superare grandi distanze, e
allora, Marconi pensò di accoppiare al generatore di onde un’antenna
ottenendo così, maggior potenza.
Il
governo italiano, in questa prima fase, non prese nemmeno in considerazione
l’invenzione del Marconi; così il grande fisico partì per l’Inghilterra,
dove trovò altissimi consensi; era il 12 febbraio 1896.
Qui,
aiutato da molti che erano entusiasti della sua invenzione, il giovane poté
compire alcuni esperimenti ufficiali, e poté fondare la prima organizzazione
per lo sfruttamento commerciale della sua invenzione. Nel giugno del 1897, su
invito del governo italiano, tornò in Italia, a La Spezia, ove effettuò
comunicazioni tra: l’arsenale e la corazzata S. Martino, superando la distanza
di 18 KM.
Nel
1904, Marconi scoprì le proprietà delle antenne direttive, e iniziò a usare
le valvole termoioniche, che aumentavano ancora di più la potenza dei
trasmettitori.
Finalmente
il 10 dicembre del 1909 Guglielmo Marconi è insignito del premio Nobel per la
fisica.
Allo
scoppio della prima guerra mondiale, si mise al servizio del governo italiano
come ufficiale dell’esercito.
Nel
1919 acquistò il panfilo Elettra che divenne il suo personale laboratorio.
Nel
1924 Marconi costruì diverse stazioni in onda corta, per conto del governo
britannico, ed il 30 maggio dello stesso anno, avvenne la prima regolare
trasmissione della voce umana tra l’Inghilterra e l’Australia. Il 5 ottobre
il ministero delle comunicazioni italiano dava l’autorizzazione alla “
società unione radiofonica italiana” d’iniziare il servizio delle radio
audizioni in Italia.
Nel
gennaio del 1928 è nominato presidente del C.N.R. (consiglio nazionale delle
ricerche).
Il
12 febbraio 1931, Marconi alla presenza del Papa Pio XI, inaugurò la nuova
stazione della città del Vaticano.
Guglielmo
Marconi, in seguito ad un attacco di angina, si spegne a Roma il 20 luglio del
1937.
Parlando
adesso della radio in campo sociale, possiamo affermare che essa non trovò
subito un posto rilevante nelle case perché il costo dei primi apparecchi era
elevatissimo, e quindi era alla portata di poche e ricche famiglie; quindi la
radio in questa prima fase trova maggior applicazione in campo militare, e per
esperimenti su larga scala. Ma già dagli anni 20, i progressi in campo
tecnologico, associano la diffusione dell’apparecchio, ad una fascia più
ampia di popolazione.
Un
ulteriore spinta alla diffusione si ebbe durante la seconda guerra mondiale, a
causa dell’importanza che nel corso di essa venne ad assumere la radio, come
strumento di attacco psicologico alle popolazioni nemiche, oltre
all’informazione e propagazione tra le popolazioni amiche, in un momento in
cui le operazioni belliche comprometteranno il funzionamento regolare di tutti
gli altri mezzi.
La
prima stazione radio commerciale iniziò regolarmente le trasmissioni nel 1920,
ma generalmente si considera epoca doro delle stazioni radio quella che va dal
1925 al 1950.
La
H 3 C fu la prima rete nazionale americana che trasmetteva permanentemente, essa
fu realizzata negli anni 20 dalla Radio Corporation of Amercan.
Negli
anni 30 la radio era usata sugli aerei, dalla polizia e dal personale militare.
Negli anni 50, avvennero cambiamenti significativi: la televisione sostituì la
radio, per quando riguarda la trasmissione di commedie e di spettacoli di varietà,
nella diffusione radio questo tipo di spettacolo fu rimpiazzato dalla musica, da
spettacoli parlati, e da stazioni per soli notiziari.
Lo
sviluppo del transistore aumentò la disponibilità delle radio portatili, come
pure quello delle autoradio, mentre le prime trasmissioni stereofoniche,
cominciavano in America nel 1961. Volendo ora dare uno sguardo allo sviluppo che
la radio ha conosciuto in Italia possiamo affermare che, dopo le prime
trasmissioni pionieristiche, essa conobbe immediatamente un rapido sviluppo
negli U.S.A. e negli stati del Europa settentrionale.
La
nascita della prima emittente destinata al pubblico è datata: 1919, K D K A.
Così,
nel 1922 in America si contavano già: 6 emittenti.
Diversa
si presentò la situazione in Italia, mentre in America si era scatenata la
corsa alla radiodiffusione, in territorio italiano, si discuteva ancora
sull’opportunità di varare la radiofonia ad uso civile, perché questa era
considerata uno strumento di uso esclusivamente militare. Un altro motivo che
ritardò la diffusione della radiofonia pubblica fu la diffidenza di Mussolini
che aveva verso le incredibili potenzialità commerciali e propagandistiche che
la radio aveva in sé.
Poi
finalmente nel 1924 si completò la prima stazione trasmittente da parte
dell’URI. 6 anni dopo furono completate anche le stazioni di Milano e Napoli.
A questo punto Mussolini comprese l’importanza del nuovo media, e fu
costituita una nuova società, la famosa EIAR, che assorbì l’URI, e furono
costruite nuove e più potenti stazioni a Roma, Genova, Firenze, Napoli,
Palermo, Trieste e Torino.
Durante
la seconda guerra mondiale l’importanza della radio diffusione fu talmente
elevata che fu creata radio Urbe. In oltre la guerra pose fine alla EIAR, (ENTE
ITALIANO AUDIZIONE RADIOFONICA), che al termine delle ostilità prese il nome
attuale di: RAI, (RADIO AUDIZIONI ITALIANE).
Nel
1949 la RAI, provvede, in soli 4 anni alla ricostruzione totale dei
trasmettitori distrutti o danneggiati.
Con
la riforma, anche il giornalismo radiofonico viene potenziato, e nel dicembre
del 1951, nascono i 3 programmi nazionali.
Nel
1954 iniziano le trasmissioni televisive, e RADIO AUDIZIONE ITALIANE diventa:
RADIO TELEVISIONE ITALIANA.
Nella
seconda metà degli anni 50, e per tutti gli anni 60, la radio conobbe momenti
di gloria, e in quegli anni moltissimi personaggi dello spettacolo, oggi famosi
esordivano in trasmissioni, passate poi alla storia.
La
riforma della RAI nel 1975, sancisce il pluralismo dell’emittenza
radiotelevisiva.
In
questo periodo e già da qualche anno prima, in Italia nascono e si diffondono
radio e televisioni locali, generando una certa competizione tra loro, che
investiva anche la RAI; mai come in questo periodo si sentì forte negli
ambienti RAI la necessità di rinnovamento.
Il
modo di fare radio in questi anni cambiava radicalmente, e quindi la RAI
riqualificò il palinsesto e in questo periodo nascevano le 3 reti e le 3
testate radiofoniche: RADIO 1, RADIO 2, RADIO 3, GR 1, GR 2, GR 3.
Negli
anni 80, le novità in campo tecnologico superano di gran lunga quelle di
contenuto, che si ripetono all’interno della RAI, è comunque innegabile che
con il diffondersi delle radio private, l’ascolto nel suo insieme conosce un
effettivo declino.
Nel
1982, la RAI tenta il rilancio, e partono RAI STEREO 1, RAI STEREO 2, e RAI
STEREO NOTTE; una scelta che si rivela vincente e determinante.
Nel
1988 nasce la SIPRA, società che effettua indagini periodiche al livello
nazionale e locale per la rilevazione dell’ascolto radiofonico. Nello stesso
anno, è previsto il rilancio della programmazione della radio in esclusiva del
servizio pubblico di diffusione radiofonica e televisiva sull’intero
territorio nazionale.
Nel
1990 nasce il progetto “un piano per la radio”, che presenta nuove linee
editoriali e nuovi palinsesti. Nel 1991, entrano in esercizio gli ultimi
decodificatori, il servizio RDS su tutti e 3 i programmi radiofonici a
modulazione di frequenza.
Un
ulteriore cambiamento di palinsesto, avviene nel marzo del 1994, quando vengono
soppresse le trasmissioni di: RAI STEREO 1, RAI STEREO 2, e da lì a poco anche
le trasmissioni di RAI STEREO NOTTE; questo fatto addolorerà tantissimi
ascoltatori.
Attualmente
le trasmissioni vanno in onda su 3 canali nazionali, i programmi del NOTTURNO
ITALIANO, la filo diffusione, ISORADIO, e una vasta gamma di programmi diffusi
all’estero, o prodotti per l’estero.
Oggi
RADIO RAI, è realizzata nei 4 centri di produzione di: Roma, Milano, Torino e
Napoli, e per quello che riguarda l’informazione anche nelle sedi regionali.
La
radio della fine anni 90, poi ha aperto con slancio, un nuovo capitolo,
mostrandosi più che mai adatta al connubio con internet. Moltissime radio si
sono espanse in rete, e anche in Italia, si cominciano a notare interessanti
fenomeni di comunità radiofonica che si espande giorno dopo giorno.
Il
GIORNALE RADIO RAI è su internet dal 19 febbraio 1996.
Il
19 aprile 2000, viene messo in rete il sito di tutta RADIO RAI, ogni canale o
testata ha uno spazio per espandersi on linee.
Volendo
ora dare un rapido sguardo alla storia dei radioamatori e dei C.B., possiamo
dire che la vita degli O.M. è proceduta più o meno di pari passo con lo
svilupparsi della radiofonia, ampiamente da noi già trattata. Invece la
comparsa dei C.B. risale in America a dopo la seconda guerra mondiale, ma in
Italia solo alla fine degli anni 60.
I
primi radioamatori, furono certamente coloro che ne studiarono i primi fenomeni:
il russo Aleksandr Stepanovic Popov, il francese Branly, il sacerdote di Rio
Grande do Sul Roberto Landell De Moura, insieme all’inventore della radio
Guglielmo Marconi, possono essere considerati i pionieri della
radiocomunicazione, e quindi come abbiamo detto essi sono i primi radioamatori
della storia.
Nel
1927, nasceva in Italia l’A.R.I.: (ASSOCIAZIONE RADIOAMATORI ITALIANI), che
dopo i primi anni della sua storia, vide alla sua presidenza il Marconi, che la
resse fino al 1936.
I
radioamatori, nei primi anni del 900, furono coloro che sperimentavano,
comunicavano da ogni parte, contribuendo non poco al miglioramento della
radiocomunicazione, fino a che essi giunsero alcuni anni dopo la seconda guerra
mondiale, alla scoperta delle cosiddette bande laterali: (ssb), particolarmente
adatte per le comunicazioni in onde corte a lunga distanza con poca potenza.
Oggi più di due milioni di persone hanno la licenza di radioamatore; essi sono
più che mai impegnati in comunicazione a distanza, sperimentazioni di ogni
tipo.
Come
abbiamo detto invece la C.B., (Citizens Band), è usata dal 1947 in America, sia
pure per usi e scopi un po’ diversi dai nostri, ma in Italia cominciano ad
arrivare i primi apparati C.B. nei porti di Genova, di Livorno ecc., prima di
diffondersi fra la gente.
La
C.B. si diffonde rapidamente anche per il basso costo delle apparecchiature in
uso.
Quando
la C.B. iniziò a svilupparsi in Italia, era un periodo di grandi battaglie, di
dimostrazioni, d’incontri clandestini, di perquisizioni, di sequestri e di
arresti.
La
convenzione di Ginevra, consente l’attività radioamatoriale sui 27 MHZ, in
America, in Australia e in altri posti, ma non in Europa; ma l’uso
radioamatoriale differisce dall’uso C.B. della frequenza.
Nel1971
nella conferenza di Lisbona, le amministrazioni delle poste e delle
comunicazioni d’Europa, raccomandano a tutti gli stati europei di
liberalizzare la C.B., pur con particolari limitazioni; in Italia i pirati
dell’etere vivono nella più assoluta clandestinità, braccati spesso da
funzionari, troppo zelanti, che vedono talvolta nella C.B., qualcosa che insidia
la loro possibilità di spadroneggiare per qualsiasi cosa, che riguarda
comunicazione via etere grazie ad una legge vecchia, e particolarmente carente.
Iniziano
le prime riunioni clandestine, si formano a livello locale i primi circoli,
inizia la C.B. organizzata, inizia la battaglia per legalizzare la C.B.
Il
19 febbraio 1971, è organizzata a Milano per la prima volta una manifestazione
pubblica per la legalizzazione della C.B.; la manifestazione ebbe luogo subito
dopo le perquisizioni in casa di numerosi C.B. milanesi. In questo periodo,
fiorivano da ogni parte d’Italia iniziative e manifestazioni per la
legalizzazione, e alla liberalizzazione della C.B. in Italia.
Tra
il 1971 e il 1974, si succedono leggine e decreti con i quali si cerca di
mettere un po’ d’ordine, ma spesso queste sono imperfette e inadatte, lo
sanno bene i tanti C.B., che in questo periodo contestano energicamente in ogni
città della penisola.
L’11,
il 12, e il 13 ottobre 1974, si tenne a Rimini nel teatro Novelli, il congresso
nazionale della F.I.R.C.B., qui vennero sancite le norme comportamentali che
stanno ancora alla base del comportamento di un C.B., e da questo momento
possiamo dire che cominciava la tranquilla evoluzione del mondo della 27 MHZ
anche in Italia.
Qui,
si conclude la storia della radiofonia, che abbiamo cercato di affrontare
inserendo piccole notizie fondamentali, per chi vuole iniziare a conoscere la
storia avvincente di questo fantastico mondo.
Parte seconda
Cenni
tecnici
Questa
seconda parte, del nostro discorso sul mondo della radiofonia la dedichiamo
all’approfondimento e alla conoscenza degli elementi tecnici che
caratterizzano la trasmissione di onde, che a loro volta veicolano suoni e o
immagini, di cui si serve una stazione trasmittente, per irradiare le proprie
informazioni ovunque, affinché esse poi, possono essere ricevute, da apparecchi
dediti alla captazione, e alla decodificazione, di esse.
Chiaramente,
cercheremo di trattare solo superficialmente e in modo estremamente semplice
l’argomento, perché la materia è vasta ed estremamente complessa alla quale
bisogna accostarsi gradualmente, per capirla ed assimilarla.
Supponiamo
di disporre di un lungo filo teso orizzontalmente nello spazio, e colleghiamone
gli estremi ad un generatore di corrente, esso sarà percorso da una corrente
che andrà da un capo all’altro del filo; noi diremo che la corrente parte da
un polo, che chiameremo negativo (-), e arriva all’altro capo del filo, che
chiameremo positivo (+).
Mettiamoci
ora dalla parte del filo che è collegato al negativo del generatore, la
corrente defluirà da noi, verso l’estremo più lontano da noi; abbiamo detto
che il filo è percorso dalla corrente, e questo è un fenomeno primario, ma
attorno al filo, nello spazio che lo circonda, si verificano anche dei fenomeni
detti secondari; proprio per il manifestarsi di questi fenomeni secondari, è
possibile l’applicazione di molti campi dell’elettrotecnica, e della
radiotecnica; questi fenomeni secondari che si creano intorno al filo, sono
chiamati campi; essi sono: il campo magnetico e il campo elettrico; cosa siano
esattamente questi campi, è un po’ difficile da spiegare, tanto più che gli
stessi fisici non ne conoscono ancora perfettamente né la natura, né
l’essenza. Attualmente, si conoscono solamente gli effetti, e le leggi che li
regolano.
Tutti
noi abbiamo sentito dire che le onde radio si diffondono e viaggiano attraverso
l’etere; nella realtà delle cose, questo etere, questo imponderabile
fantomatico non so che, non esiste! E’ un’invenzione fatta dall’uomo per
spiegare certi fenomeni che altrimenti non sarebbe riuscito a spiegare. Diciamo
allora, che attorno a questo nostro filo vi è l’etere, un’imponderabile non
so che, che si diffonde e permea tutto l’universo in ogni parte. Sotto
l’effetto della corrente che percorre il filo, questo etere si contrae o si
dilata su se stesso, generando un effetto magnetico, pari a quello generato da
una calamita. Queste deformazioni, sono parallele al filo, e costituiscono il
campo magnetico; contemporaneamente, si hanno deformazioni trasversali rispetto
al filo, queste invece, costituiscono il campo elettrico. Come le automobili
percorrenti la strada in senso opposto creano risucchi d’aria di direzione
opposta, così anche la corrente percorrente il nostro filo, se inverte la
direzione di marcia inverte anche l’effetto di disturbo provocato; così per
la corrente che scorre in un certo senso nel filo, avremo in torno a questo
ultimo la creazione di un campo magnetico, ad esempio di polarità nord, o onde
di compressione magnetica, cioè: l’etere si comprime intorno al filo;
invertendo il senso di marcia, si ha la creazione di un polo sud, ossia: le onde
si diradano allontanandosi dal filo.
L’intensità
di un campo magnetico creato da una corrente che percorre un conduttore, è
direttamente proporzionale all’intensità della corrente stessa; più forte è
quindi la corrente nel filo, più forte è un campo magnetico.
Possiamo
immaginare il campo magnetico come una serie di onde cilindriche coassiali
esternamente al filo, che si comprimono e si dilatano, comunicando allo spazio
circostante queste variazioni; le onde in oltre, si allontanano propagandosi
fino agli estremi dello spazio, se la corrente è di notevole potenza, per
distanze minori se eccitate da minore potenza. Se noi invertiremo continuamente
e successivamente il senso di marcia della corrente, creeremo continui campi
magnetici opposti, compressione e rarefazione dell’etere circostante che si
propagheranno nello spazio. Questi campi magnetici variabili, che si propagano
nello spazio, sono chiamati: onde elettromagnetiche.
Attorno
a un filo percorso da corrente, si potrà creare quindi un campo nord, o un
campo sud, a secondo del senso di marcia della corrente nel filo. Possiamo
immaginare il campo magnetico, come una serie di strati cilindrici concentrici
il cui asse è costituito dal filo percorso dalla corrente, ora in un senso, ora
in un altro; ad ogni inversione della direzione di marcia della corrente, questi
strati si comprimeranno verso il filo, o si dilateranno verso l’esterno
allontanandosi dal filo, ma ogni loro movimento in questi due sensi, viene
comunicato per aspirazione in un caso, e per compressione nell’altro agli
strati circostanti di etere, che a loro volta e successivamente, essendo di
natura elastica, lo propagano agli strati successivi. Avremo così che a ogni
compressione, e a ogni dilatazione, creatasi nel primo strato che circonda il
filo, si comunica via via agli strati successivi disperdendosi verso lo spazio
infinito.
Possiamo
indicare qui, la regola della mano sinistra: se noi poniamo una mano aperta
sopra un filo conduttore, ponendo l’indice nella direzione di marcia della
corrente, il pollice aperto verso destra, le altre dita racchiuse a semi cerchio
attorno al filo, noi avremo: l’indice che ci da’ la direzione della corrente
elettrica o flusso di elettroni, il pollice che ci indica radialmente la
direzione di radiazione del campo elettrico, e le altre dita arrotolate attorno
al filo indicano la posizione e direzione del campo magnetico.
Per
comprendere meglio il concetto di generazione di onde elettromagnetiche, bisogna
capire che esse sono generate da uno strumento che è detto oscillatore; in esso
non si ha altro che l’oscillazione della corrente alternata. Quest’ultima,
è una corrente che alterna continuamente, e rapidamente nel tempo il proprio
senso di marcia, e le polarità del generatore che la genera. Se in fatti noi
disponiamo di un generatore, avente polo positivo e polo negativo, ma che può
invertire continuamente e rapidamente nel tempo le proprie polarità ai
terminali di uscita, avremo che le correnti che percorreranno il circuito ad
esso collegate scambieranno continuamente e costantemente nel tempo la direzione
di marcia; ora andranno dal polo inferiore al superiore, ora dal polo superiore
a quello inferiore attraverso il circuito nel tempo, con ritmo di cambiamento di
polarità del generatore.
Se
noi ora colleghiamo un filo tra i poli 1 e 2, la corrente circolante nel filo
andrà: ora da 1 a 2, e subito dopo: da 2 a 1; nuovamente da: 1 a 2, nuovamente
da: 2 a 1.
Vediamo
ora come si traccia un diagramma di una corrente alternata: tracciamo per prima
una linea orizzontale che attraversa un foglio di carta; partendo ora
dall’estremo sinistro di questa linea orizzontale, tracciamo una linea che
sale obliquamente verso l’alto verso destra, raggiunge una certa altezza,
compie un giro a gomito su se stessa, e ridiscende lentamente e obliquamente
fino alla linea di zero, la oltrepassa, procede obliquamente verso il basso a
destra, raggiunge un ampiezza, cioè una distanza dalla linea pari a quella che
ha raggiunto nel percorso superiore, compie nuovamente un gomito, cioè un mezzo
giro su se stessa, e risale lentamente verso la linea di zero. Il nostro disegno
riprodurrà in sostanza una esse maiuscola, posta orizzontalmente e tagliata
lungo il suo asse dalla linea di base o linea zero.
Il
nostro disegno rappresenterà un ciclo, ossia un periodo di corrente alternata;
una corrente alternata, infatti, è composta da continue inversioni di polarità
e senso di marcia; una coppia di queste inversioni, forma un ciclo o periodo.
Sopra la nostra linea, avremo i semicicli positivi, sotto la nostra linea,
avremo i semicicli negativi.
Il
ciclo o periodo, assume anche il nome di Hertz, dal nome del celebre fisico
tedesco; in onore di Hertz, venne chiamato Hertz il ciclo o periodo della
corrente alternata.
Pertanto,
quando noi diciamo che un onda radio a una frequenza di 100 KHZ, vogliamo dire
che quell’onda radio ha una frequenza di centomila periodi, ossia, centomila
cicli al secondo. Quando la frequenza radio sia di 10.000.000 di cicli al
secondo, potremo dire che essa è di 10 megacicli, oppure di 10 MHZ.
Le
onde elettromagnetiche che si propagano nello spazio, viaggiano alla fantastica
velocità di: 300.000 KM al secondo; esse si propagano indifferentemente sia che
intorno al filo ci sia l’aria, il gas, o il vuoto assoluto; quindi la
propagazione delle onde elettromagnetiche avviene anche nel vuoto.
A
questo punto prendiamo in considerazione un’altra caratteristica delle onde
elettromagnetiche: supponiamo di applicare al nostro filo teso nello spazio, un
impulso di corrente ogni secondo, quando noi applichiamo il primo impulso di
corrente intorno al filo si genera un’onda elettromagnetica che partirà verso
lo spazio alla velocità di 300.000 KM al secondo; un secondo dopo, applicheremo
al filo un secondo impulso di corrente, si genererà un’onda elettromagnetica
nuova, che partirà verso lo spazio, ma in questo preciso istante, la prima onda
elettromagnetica sarà già giunta alla distanza di 300.000 KM; se dopo un
secondo applichiamo un nuovo impulso di corrente al nostro filo, si genererà
una nuova onda elettromagnetica, che partirà verso lo spazio, ma la prima, avrà
raggiunto la distanza di 600.000 KM, la seconda avrà raggiunto la distanza di
300.000 KM, mentre la terza, sta partendo in questo istante; ciascuna onda
elettromagnetica sarà separata da quella che la precede, da una certa
distanza,nel nostro caso, da 300.000 KM; la distanza intercorrente tra
quest’impulsi elettromagnetici, o onde elettromagnetiche propagatesi nello
spazio, viene chiamata: lunghezza d’onda.
Le
emissioni elettromagnetiche che partono da un’antenna e si irradiano nello
spazio, sono caratterizzate quindi da due fattori: 1 la frequenza, ossia il
numero di onde elettromagnetiche emesse dal filo in funzione di antenna durante
un secondo; 2 la lunghezza d’onda, che è la distanza che separa fra loro due
onde uguali, successive, che si stanno propagando nello spazio.
La
velocità di propagazione nello spazio delle onde elettromagnetiche, la
frequenza, e la lunghezza d’onda, sono legate tra loro da una relazione
matematica.
Così,
se noi conoscendo la lunghezza d’onda, vogliamo conoscere la frequenza,
bisognerà fare: 300.000, che è la velocità delle onde elettromagnetiche,
diviso la lunghezza d’onda in metri. Se noi vogliamo conoscere la lunghezza
d’onda di una determinata frequenza, basterà fare: 300.000 diviso la
frequenza in kilocicli, per ottenere la lunghezza d’onda in metri.
Dalle
considerazioni fatte fin’ora, possiamo dire, che più aumentiamo la frequenza,
di una determinata corrente, più ne accorciamo la lunghezza d’onda; più
abbassiamo la frequenza di un’oscillazione, più allunghiamo la lunghezza
d’onda.
Poiché
questi campi magnetici, oltre che in frequenze, possono anche essere distinti
per la loro lunghezza d’onda, è stato deciso da tempo di classificare le
varie frequenze e lunghezze d’onda, secondo una determinata tabella, che le
suddivide in classi.
Tabella universale delle frequenze
Basse
frequenze ........ da 0 periodi, a 20.000 periodi al secondo.
Ultrasuoni
....... da 20.000 periodi, a 80.000 periodi al secondo.
Onde
exstralunghe.... da 80.000 periodi a
150.000 periodi al secondo.
Onde
lunghe .... da
150 KHZ a 600 KHZ.
Onde medie ....
da 600 KHZ a 2000 KHZ.
Onde
mediocorte ...... da
2MHZ a 5 MHZ.
Onde
corte ...... da 5 MHZ a 30 MHZ.
Onde
ultracorte da 30 MHZ a 90 MHZ.
VHF
(frequenze veramente alte) da 90
MHZ a 400 MHZ.
UHF
(frequenze ultra-alte) ........ da
400 MHZ a 1000 MHZ.
SHF
(frequenze super alte) ....... da
1.000 MHZ in poi.
In
precedenza abbiamo detto che un filo teso nello spazio, e percorso da una
corrente alternata di frequenza elevata, irradia campi magnetici; questi, si
propagano in ogni direzione. Di qualunque tipo siano queste onde, terrestri,
spaziali, o riflesse, quando si propagano nello spazio, e incontrano sul loro
percorso un corpo conduttore, generano in esso delle correnti, che sono dette:
correnti
indotte.
Le
onde elettromagnetiche infatti, non sono che campi magnetici variabili, ma noi
sappiamo che quando un campo magnetico variabile, incontra un conduttore, vi
induce una corrente elettrica variabile; così, l’antenna del nostro
ricevitore radio, quando viene colpita da treni di onde elettromagnetiche,
diventerà sede di corrente indotta, oscillanti o alternate, che verranno
condotte alle parti amplificatrici del nostro apparecchio, che dopo
l’amplificazione c’è le farà udire.
Possiamo
per tanto dire, che ogni oggetto metallico, antenna, balcone, ringhiera,
balaustrata, cancello, o palo della luce, quando vengono colpite da onde
elettromagnetiche , diventano sedi di correnti indotte, che avranno frequenze
d’intensità direttamente proporzionale alla frequenza e intensità delle onde
elettromagnetiche che li hanno colpiti.
Le
onde elettromagnetiche, una volta irradiate dalla antenna trasmittente, possono
raggiungere l’antenna ricevente in quattro modi come: onda terrestre, (onde di
superficie), onda spaziale diretta, onda spaziale riflessa dalla ionosfera, onda
spaziale riflessa dai satelliti.
Onda
terrestre, (onda di superficie); l’onda terrestre, si ha quando
l’antenna trasmittente, e l’antenna ricevente, si trovano vicine al suolo,
ad altezza relativamente piccola nei confronti della lunghezza d’onda della
frequenza emittente, ed entrambe le antenne, sono polarizzate verticalmente.
Questo tipo di onde si propaga rasente al suolo, seguendo la curvatura della
superficie terrestre; il percorso che esse possono compiere, è essenzialmente
limitato dall’assorbimento di energia esercitato dal suolo; il suolo in parte
assorbe, ed in parte riflette le onde che si propagano lungo di esso;
l’attenuazione subita da queste onde, è tanto maggiore quando più elevata la
frequenza del segnale, e pertanto l’onda terrestre, viene impiegata per la
radiodiffusione, ad onde lunghe e medie; le onde lunghe a bassa frequenza,
possono compiere percorsi anche di 1500 KM.
Onda
spaziale diretta; l’onda spaziale diretta, si ha quando le antenne
trasmittente e ricevente, si trovano ad una altezza superiore rispetto alla
lunghezza d’onda del segnale trasmesso. L’altezza sarà tale che le antenne
si potranno considerare a distanza ottiche, nel senso che quella trasmittente
vede quella ricevente.
Le onde dirette vengono di solito
impiegate, per frequenze superiori ai 30 MHZ, detta frequenza critica, cioè con
lunghezza d’onda inferiore a 10 M, e quindi nelle trasmissioni radio e t v in
FM.
Onde
riflesse dalla ionosfera; le onde ionosferiche non raggiungono direttamente
l’antenna ricevente, ma provengono dall’alto dopo essere state riflesse
dalla ionosfera.
La
riflessione avviene, perché queste onde anno frequenza inferiore alla frequenza
critica di 30 MHZ.
La terra non è circondata
completamente dal vuoto, ma da un grande involucro di aria detta atmosfera, che
a sua volta si distingue in: troposfera, dalla crosta terrestre fino a circa 16
KM, con temperature, da +15 gradi, a +55 gradi centigradi. Stratosfera, da 16 KM
a 60 KM, con temperature da +55 a 0 gradi centigradi, poi, ancora a +50 e poi
fino a +75 gradi centigradi. Ionosfera, oltre i 60 KM, con temperature, da +75 a
+1000 gradi centigradi. Esosfera, oltre i 480 KM.
Nella
ionosfera, s’individuano poi, gli strati: di (da 60 a 80 KM) presente solo di
giorno, e (da 90 a 130 KM), f1, da 180 a 220 KM, f2, da 220 a 500KM; durante la
notte gli strati f1 e f2 si uniscono in un unico strato, f localizzato, tra 250
e 350 KM.
La
ionosfera, viene così chiamata, perché quando quella zona di atmosfera viene
ad essere colpita dalle radiazioni ultraviolette emesse dal sole, diviene
ionizzata. La ionizzazione varia nell’arco della giornata, è massima a
mezzogiorno, e nell’arco delle stagioni, è massima d’inverno.
Gli
strati prima citati, sono caratterizzati da un diverso grado di ionizzazione, e
tra quelli più bassi vi sono fasce di separazione a bassa ionizzazione, che
modificano l’angolo di rifrazione dell’onda.
Quando
l’onda elettromagnetica emessa dall’antenna trasmittente, penetra in zone
successivamente, più ionizzate, subisce spostamenti rispetto alla sua
traiettoria normale tanto più rilevanti quanto più intensa è la ionizzazione;
quando la deviazione subita dall’onda incidente raggiunge i 90 gradi, essa non
può più penetrare nello strato ionizzato e viene da questo totalmente
riflessa; l’onda riflessa attraversando nel suo ritorno alla terra strati
successivamente meno ionizzati, modifica la direzione, rendendola piano piano
rettilinea in modo da uscire dallo strato riflettente con un angolo pari a
quello incidente.
La
riflessione totale di un onda a radiofrequenza, da parte dello strato ionizzato,
dipende oltre che dalla frequenza del segnale, dalla densità di ionizzazione
degli strati atmosferici, e dall’angolo d’incidenza nella ionosfera.
Onda
spaziale riflessa dai satelliti; l’onda spaziale riflessa dai
satelliti si ha quando, dall’antenna trasmittente posta sulla terra, parte un
segnale che arriva nello spazio ove è posizionato un satellite geostazionario;
il satellite, mantenendo rigorosamente costante la posizione nei confronti della
terra, si comporta come se fosse un’antenna di enorme altezza, di circa 36000
KM, capace di riflettere il segnale verso la terra. Il satellite si comporta
come in effetti, antenna ricevente, per i segnali che giungono da terra, e da
antenna trasmittente per i segnali che da esso vengono poi irradiati verso
terra.
Vi
sono particolari comportamenti delle varie onde radio, sapendo che le
radiofrequenze sono comprese fra le onde lunghe e le onde ultra corte,
addirittura le UHF, secondo la banda di frequenze a cui appartengono le radio
onde, le condizioni di propagazioni cambiano: le onde lunghe e le onde medie, si
propagano bene nelle ore notturne, si propagano meno bene nelle ore diurne. A
tutti noi è accaduto di sentire le stazioni locali chiare e forti durante il
giorno, ma di non sentire le stazioni estere. Al calar del sole le stazioni
estere crescono di potenza, e verso le ore serali, la banda delle onde medie, e
anche quella delle onde lunghe sono piene di stazioni.
Quindi
possiamo stabilire che per le onde lunghe e per le onde medie, la propagazione
è favorita nelle ore notturne, e locale nelle ore diurne.
Nella
banda delle onde corte, abbiamo diverse condizioni di propagazione, a seconda
della lunghezza d’onda: il tratto che va da 2 a 5 MHZ, in genere si comporta
quasi come le onde medie e le onde lunghe, la propagazione è migliore nelle ore
serali, in cui la gettata e la portata delle stazioni trasmittenti, aumenta;
scarsa , ridotta nelle ore solari , nelle ore diurne di luce.
Il
tratto che va dai 5 ai 10 MHZ, è a propagazione pressoché uniforme, sia nelle
ore diurne che nelle ore notturne.
Il
tratto che va dai 10 ai 30 MHZ, a condizioni strettamente variabili, e legate
alle condizioni istantanee dell’ora del giorno, della temperatura,
dell’umidità atmosferica, ecc. Non è possibile definire quando queste
particolari frequenze, abbiano una preferenza per la propagazione, non si può
dire che si propagano meglio di notte, e peggio di giorno; la media degli
ascolti, stabilisce che fino a un tratto dei 15 MHZ, la propagazione tende a
essere migliore nelle ore serali, e tende a essere un po’ meno buona nelle ore
diurne; tuttavia possono influenzare queste condizioni, sia la particolare
condizione climatica, la stagione in cui si effettua l’ascolto, sia la
condizione degli strati superiori dell’atmosfera, della troposfera e della
esosfera, sia altre variabili, che influenzano le condizioni di propagazione.
Nel
tratto, poi, che va da 15 a 30 MHZ, la propagazione è assolutamente
incontrollabile, essa dipende da tanti fattori, per cui è difficile fare delle
previsioni semplicistiche.
Diversamente
le cose vanno quando aumentiamo ancora la frequenza, o diminuiamo la lunghezza
d’onda, fino ad entrare nel campo delle VHF o frequenze veramente alte; le VHF
grossomodo partono dagli 80 MHZ, per arrivare fino a 400 MHZ; queste onde hanno
la particolarità di avere portata pressoché ottica, cioè irradiate dalla
antenna trasmittente, esse si propagano in linea retta, fino a quando la
curvatura della terra, non comincia a impedire la loro propagazione al suolo. La
portata grossomodo, è sui 100 KM; una stazione qualunque sia la sua potenza,
quando lavora sulle VHF, raggiunge una portata media di 100 KM; 100 KM in zona
libera,quando non vi siano ostacoli naturali o artificiali sul loro percorso.
Possiamo
quindi, stabilire come primo punto, che le onde corrispondenti alle VHF si
propagano esclusivamente in linea retta, non seguendo la curvatura terrestre; ma
ogni ostacolo è in grado di arrestarle e di rifletterle, pertanto se su un
percorso di un onda VHF vi è una collina, un monte, un dosso, o anche un grande
edificio in cemento armato, queste onde ne saranno fortemente indebolite, o
addirittura intercettate, si che al di là dell’ostacolo, ne sarà impossibile
la ricezione.
Lo
stesso comportamento si ha per le onde UHF, .
Poi
ci sono le SHF, su queste frequenze la propagazione ionosferica, è
completamente assente; esse si propagano in modo rettilineo, perforando e
penetrando tutti gli strati dell’atmosfera. Queste vengono usate per le
trasmissioni satellitari.
Abbiamo
sin qui visto, come si generano e come si propagano le onde elettromagnetiche,
sappiamo anche che esse sono alla base di qualsiasi tipo di trasmissione radio;
generalmente vengono impiegate per la trasmissione di informazioni,
conversazioni nella radiotelefonia, segnali codici telegrafici, parole, musica,
immagini, e suoni; questi elementi vengono da prima convertiti da un
trasduttore, microfono, codificatore telegrafico, telecamera televisiva, ecc. in
segnali elettrici di ampiezza variabili, in seguito, tali segnali vengono
modulati su un onda di ampiezza e frequenza opportuna, questa onda, è chiamata
portante, ed è generata da un circuito oscillante; il segnale così ottenuto,
dopo essere stato amplificato,viene mandato alla antenna che provvederà ad
irradiarlo nello spazio sottoforma di radiazione elettromagnetica. I ricevitori
captano il segnale mediante un’altra antenna, e dopo un processo di
amplificazione e demodulazione, ricavano in uscita dell’apparato ricevente
l’informazione trasmessa.
Cosa
vuol dire modulare? La modulazione consiste nel modificare in funzione del tempo
una grandezza.
Caratteristica
di un segnale periodico: il segnale periodico è utilizzato , come vettore per
la trasmissione , per tanto viene chiamato,portante; il segnale portante
modificato con le informazioni da trasportare viene chiamato modulato.
Nella
modulazione di ampiezza, (AM), le informazioni vengono trasmesse nel circuito
variando, l’ampiezza dell’onda portante.
Nella
modulazione di frequenza, (FM), le informazioni vengono trasmesse nel circuito,
variando la frequenza dell’onda portante.
A
questo punto possiamo concludere qui questa panoramica generale su tutto quello
che riguarda l’aspetto tecnico della radiotrasmissione; chiaramente per aver
trattato in modo superficiale e generale il tutto, sicuramente ci sarà stata
qualche imprecisione, che andrebbe approfondita ed analizzata, ma fare ciò,
sarebbe entrare nella complessità della materia, che per il momento non ci
interessa, e che sicuramente merita di essere approfondita da chi vuol
addentrarsi in questo mondo vasto e affascinante.
Parte terza
La
radiocomunicazione nella società
Questa
ultima parte del nostro discorso sulla radiocomunicazione l’ abbiamo voluta
dedicare ad una panoramica sul mondo radiantistico descrivendo, brevemente, le
varie realtà che in esso s’inseriscono affinché tutti coloro che hanno poca
conoscenza in questo campo, possano apprezzare meglio questo stupendo mezzo di
comunicazione.
Innanzitutto,
c’è da dire, che chiunque pensi che la radiotrasmissione è oramai superata,
sta commettendo un gravissimo errore; basti pensare che se noi oggi disponiamo
dei telefoni cellulari, mezzo diffusissimo e utilissimo, lo dobbiamo proprio
alla radiotrasmissione, che con i suoi progressi di un secolo di vita, ci
permette di usare oggi questo mezzo. Senza parlare poi dei molteplici progressi
fatti dalla radiocomunicazione in campo satellitare arrivata in questo periodo a
dei livelli altissimi; senza dimenticare, poi, che la radio è indispensabile in
campo navale, aereo, militare, ecc .Quindi, come si può notare, alla luce di ciò,
la radio è davvero importante, e perciò vale la pena dedicargli un po’ di
attenzione.
Noi,
ci limiteremo a descrivere, in questo nostro viaggio, il mondo delle HF: (da 0 a
30 MHZ), perché pensiamo che i primi ascolti, le prime esperienze di
ricetrasmissioni, insomma, i primi approcci con il mondo radio, si debbano
avere, in questo ambito.
Inizieremo,
questo nostro excursus, dal vastissimo mondo delle emittenti, disseminate
ovunque nella gamma delle: onde lunghe, onde medie, e onde corte.
Innanzitutto,
cominceremo nel dire, che un’emittente, è una stazione radio, che da una e o
più sedi trasmette informazioni e o intrattenimento, per un pubblico generico,
o predefinito.
A
questo punto, per mettere un po’ d’ordine fra le tantissime radio sparse per
il mondo, dobbiamo fare una classificazione di esse, affinché si possa avere un
po’ di chiarezza su questa infinità di stazioni, che si ascoltano, quando si
fa scansione con un normale apparecchio radio dotato delle: onde lunghe, (LW),
onde medie, (MW), onde corte, (SW), e modulazione di frequenza, (FM).
Le
emittenti a loro volta, secondo il tipo di trasmissione che esse realizzano, si
vanno ad inserire in due grandi gruppi, che prendono il nome dalle emittenti che
li compongono; i due gruppi sono: broadcasting, e le stazioni utility.
Le
broadcasting, sono radio di vario genere, e trasmettono perlopiù per un
pubblico indefinito; esse realizzano trasmissioni d’informazione, musicali,
culturali, ecc.
Esse a loro volta possono essere
divise in varie categorie: internazionali, queste, trasmettono in genere in onde
corte, cambiando, secondo le ore del giorno ho secondo le stagioni, frequenza di
trasmissione; ciò è dovuto al fatto che la propagazione delle onde
elettromagnetiche, come abbiamo visto, cambia secondo l’ora, o del periodo
dell’anno.
Queste,
realizzano i propri programmi in varie lingue, affinché, radioascoltatori di
altri paesi, possano comprendere meglio la cultura della terra a cui le
emittenti appartengono.
Qualche
anno fa, circa 30 broadcasting internazionali, avevano una redazione in lingua
italiana, ma pian piano, ne sono rimaste solamente una decina; ciò, è dovuto a
vari fattori, quali: la caduta del muro di Berlino, con la conseguente fine del
blocco dell’est; la crisi economica che investe anche questo settore; il
progresso che con nuove tecnologie, quali internet, e satellite, stanno facendo
perdere interessi verso tradizionali trasmissioni multilingue.
Poi,
ci sono le radio nazionali, ascoltabili perlopiù in onde medie; esse in genere
sono radio di stato, che realizzano trasmissioni destinate alla nazione di
appartenenza.
In
Italia, in onde medie, si ascoltano solamente le 3 reti RAI, che organizzate in
sedi regionali, diffondono le proprie trasmissioni per tutta la penisola, e per
alcuni minuti al giorno, trasmettono anche a diffusione locale, i notiziari
regionali. Di sera però. Come abbiamo visto, con l’aprirsi della
propagazione, in questa gamma, è possibile ascoltare tantissime altre radio
nazionali, di stati vicini; ma le 3 reti RAI, sono ascoltabili anche in FM:
(88\108 MHZ), qui, trasmettono anche altre radio nazionali, ma queste sono dette
radio private, che hanno una finalità esclusivamente commerciale.
Finalmente
ecco le radio locali; queste trasmettono per un territorio molto limitato, e
realizzano programmi d’interesse quasi prettamente locale.
In
Italia, le radio locali si ascoltano in FM, ma in altri stati, è possibile
anche trovarle nelle altre gamme d’onda.
Vi
sono, anche altre categorie di emittenti, che possono essere internazionali,
nazionali, o locali, esse sono classificate dal genere di trasmissioni che
realizzano; tra queste: le radio a carattere religioso; esse trasmettono
prevalentemente programmi, con la particolare finalità, di divulgare il proprio
credo.
Ed
ecco le radio pirata, che affascinano tantissimi radioascoltatori; queste non
hanno nessun tipo di autorizzazione per trasmettere, e quindi esse irradiano le
proprie trasmissioni da sedi segrete, che cambiano in continuazione, per non
essere intercettate, dalle autorità del posto.
Le
radio pirata, realizzano in genere, trasmissioni, molto interessanti! Perché
esse non sono vincolate a niente e a nessuno, e quindi vanno ascoltate, perché
esse sono fonte d’informazione alternativa.
Lasciamo
le broadcasting, per tuffarci nello stupendo mondo delle stazioni utility.
Quando
si pensa ad un’emittente radio, si è subito portati a pensare ad una delle
tanti stazioni broadcasting, che popolano la gamma delle onde medie e corte;
quali le famosissime: BBC di Londra, radio Romania internazionale di Bucarest,
radio Svizzera internazionale di Berna, La voce della Russia di mosca, e la
nostra RAI, se però facciamo un po’ di attenzione, vedremo che le stazioni
broadcasting, occupano una parte molto piccola dello spettro delle onde corte
che si estende dai 1605 ai 30000 KHZ.
Che
cosa c’è al di fuori delle bande assegnate alle emittenti broadcasting? Forse
nulla? No, assolutamente no! A parte i radioamatori, che però operano su bande
ben definite e relativamente ristrette.
Nello
spettro di frequenza, vi sono le “STAZIONI UTILITY”.
Una
stazione utility, come dice il suo nome, è una stazione di utilità; vale a
dire, che irradia trasmissioni utili all’attività dei destinatari di queste.
Stazioni
di questo tipo, sono stazioni navali costiere, le torri di controllo degli
aeroporti, le telescriventi delle agenzie stampa, le stazioni radio a bordo
degli aerei e delle navi, sia esse civili o militari, i radiofari.
Iniziamo
prendendo in considerazione i servizi marittimi, i quali hanno lo scopo di
fornire la radioassistenza alle unità in navigazione.
Gli
ascolti in queste bande, sono forse, i più emozionanti delle stazioni utility
possono offrire. È in fatti possibile ascoltare i marconisti di navi in
navigazione a migliaia di KM da noi; le conversazioni dei marittimi coi loro
famigliari, conversazioni fra l’operatore della stazione costiera e la
stazione radio del natante. Se si dispone di un ottimo ricevitore e di un ottima
antenna, e se si conosce il codice morse, è possibile effettuare ascolti da
ogni parte del mondo.
I
servizi aeronautici che operano in HF, non ne sono molti, ma è possibile in
ogni caso effettuare dei suggestivi ascolti. In genere le stazioni utility
aeronautiche ascoltabili in questa banda sono quelle edite a fornire agli
equipaggi degli aerei in volo, informazioni sugli aeroporti di loro competenza.
Altre
stazioni utility molto più difficili da captare, sono le torri di controllo
degli aeroporti, che istante per istante, seguono il volo degli aerei, fornendo
ad essi tutte le istruzioni necessarie. Sintonizzando una delle loro frequenze,
si ascolteranno contatti fra pilota e torre, e fra torri di diversi aeroporti in
contatto fra loro.
Un
altro gruppo di utility, che interessano sia il traffico navale sia il traffico
aereo, sono i radiofari, stazioni operanti non più nelle onde corte, ma sulle
onde lunghe, nella fascia di frequenze fra: 200 e 500 KHZ.
I
radiofari, sono dei veri e propri fari, che anziché emettere un fascio di luce,
emettono un segnale radio, captando il quale la nave o l’aereo, che conoscono
con la massima precisione le coordinate geografiche del radiofaro, e che sono in
grado con le loro speciali antenne orientabili, (i radiogoniometri), di
determinare la direzione di massimo segnale; cioè: attraverso questo sistema,
riescono a determinare con esattezza la loro posizione. I radiofari, emettono
segnali in Morse, costituiti dal loro nominativo: MAL, quello della Malpensa,
LIN, quello di Linate, NPL, Napoli ecc.
A
prima vista, può sembrare questo, un ascolto noiosissimo, e privo di alcun
interesse, invece, per gli appassionati di radioascolto, i radiofari,
costituiscono una vera e propria “scuola di Morse", in fatti la sigla
d’identificazione del radiofaro, viene irradiata molto lentamente, e ciò
permette ai neofiti di farsi le ossa con questo codice.
Poi,
esistono ancora, stazioni con il compito di trasmettere a lunga distanza,
messaggi telegrafici, diplomatici, di polizia, cartine meteorologiche ecc. è
talmente grande la mole di lavoro di queste ultime, che esse occupano una fetta
vastissima delle onde corte. Ne esistono praticamente in tutti i paesi, gestite
dagli istituti delle poste e telecomunicazione, dalle varie ambasciate ecc. esse
operano nelle lingue a più vasta diffusione, ed il sistema utilizzato da queste
stazioni, è quello delle RTTY, ossia delle telescriventi. È questo un sistema
molto in uso per comunicazioni militari e diplomatiche, ma che soprattutto è
utilizzato da parte delle agenzie di stampa, tipo la nostra ANSA, che tramite
esse irradiano in tutto il mondo, le notizie che il giorno dopo, leggiamo sui
giornali.
Per
captare e decodificare queste ultime stazioni, bisogna avere, oltre che un
ricevitore a copertura continua: da 0 a 30 MHZ, altri accessori, capaci di
trasformare gli impulsi ascoltabili anche dall’orecchio umano, in scrittura o
immagini.
A
questo punto, dopo aver più o meno detto tutto quel che riguarda le emittenti,
tuffiamoci ora, nel fantastico mondo della ricetrasmissione, anche esso ricco di
tantissime realtà, che vale la pena conoscere.
Diremo
allora, che una stazione ricetrasmittente, è una stazione radio, in grado di
trasmettere suoni e o immagini, ma nello stesso tempo anche in grado di
riceverle.
Gli
operatori che gestiscono queste stazioni, sono detti: radioamatori, C B, o
radioperatori.
Chi
sono allora i radioamatori? Cosa fanno?
Nell’agosto
1895, come abbiamo visto, Guglielmo Marconi, stabilì il primo contatto radio
della storia, con i suoi esperimenti presso VILLA GRIFFONE; dimostrò che
esisteva la possibilità d’inviare segnali radio a distanza. La sua opera, ha
contribuito in modo determinante alla nascita, e allo sviluppo delle
radiocomunicazioni e dell’elettronica.
Ancora
oggi i radioamatori, studiano e sperimentano cercando di ottenere la massima
efficienza dai mezzi disponibili.
Negli
scorsi decenni, molto è stato fatto nello studio della propagazione radio; i
radioamatori hanno dimostrato che la gamma delle onde corte, ritenuta non
utilizzabile per i collegamenti a grande distanza, è praticabile anche con
piccole potenze, riuscendo a coprire distanze notevoli.
Oggi
le onde corte, sono invase dai servizi commerciali, e piccole fette dello
spettro sono rimaste ai radioamatori, ma non importa! Perché la ricerca
prosegue su frequenze sempre più alte, e con sistemi di trasmissioni sempre più
progrediti.
L’attività
dei radioamatori, è disciplinata da regolamenti internazionali, e si svolge su
frequenze designate.
Vari
sono i sistemi e i modi di trasmissione utilizzati dai radioamatori per
collegarsi con amici di tutto il mondo; si va dal classico sistema in
telegrafia, Morse, (CW), al sistema in fonia a singola banda laterale, (SSB),
oggi molto diffuso. I sistemi digitali, come la telescrivente, (RTTY), o la
trasmissione delle immagini, (SSTV), hanno molti simpatizzanti.
Con
lo sviluppo e la diffusione degli elaboratori elettronici, sono nati nuovi
sistemi di trasmissioni, (PAKET), che hanno reso possibile collegamenti alle
banche dati, con un sistema d’instradamento dei messaggi simile a quello usato
sulla rete.
Come
si diventa radioamatore? Il radioamatore, per svolgere la sua attività, deve
essere autorizzato alla trasmissione radio dalle competenti autorità,
(MINISTERO DELLE P.T.). Deve ottenere una patente ed una licenza, deve possedere
una stazione radio; ma come si fa ad ottenere tutto questo? Naturalmente, non
tutto in un colpo, ma con un po’ di pazienza e molta buona volontà.
Si
deve anzitutto, acquistare un minimo di conoscenza della radiotecnica, e del
Morse, necessario per ottenere la patente; ci si deve familiarizzare con le
abitudini dei radioamatori, e per farlo, la cosa migliore è l’ascolto delle
gamme radiantistiche.
Se
non si può avere subito la licenza, conviene chiedere un nominativo di ascolto,
(SWL). Ciò da diritto alla spedizione delle QSL, da e per tutto il mondo.
Queste ultime sono molto ambite e ricercatissime dai radioamatori; esse, sono
utilizzate come comprova di un collegamento effettuato: i radioamatori, ogni
qualvolta effettuano un collegamento, per loro interessante e degno di conferma,
inviano alla stazione contattata, o direttamente, o tramite il così detto
MANAGER, una QSL, che è una specie di cartolina, che su una facciata ha un
disegno, o uno stemma, oppure una bandiera disegnata, ecc. e sull’altra
facciata, sono riportate le informazioni del collegamento effettuato: nominativo
della stazione trasmittente, (QRZ), nominativo della stazione collegata, (QRZ),
data, frequenza di avvenuto collegamento, ora del collegamento, possibilmente in
U.T.C., che equivale all’ora di Greenwich, e rapporto di ascolto, ossia
descrizione dettagliata di come era il segnale della stazione contattata al
momento del collegamento; e per concludere, bisogna inserire nella QSL anche la
descrizione della stazione usata per effettuare il contatto. Il tutto si imbusta
e si invia, come abbiamo detto, si attende poi la QSL di risposta, che confermerà
il collegamento effettuato. Bisogna altresì dire che i radioamatori in genere
sono orgogliosissimi della collezione delle proprie QSL, che rappresentano
l’attività lunga o breve della propria operatività.
I
radioamatori sparsi per il mondo sono tantissimi, più di 2.000.000 di operatori
hanno la licenza per trasmettere, 800.000 negli U.S.A., 25.000 in Canada e in
Italia, 50.000 in Germania, 600.000 ed oltre in Giappone, questo, secondo i dati
di qualche anno fa.
I
radioamatori, sono spesso riuniti in associazioni, in Italia, la più importante
vuoi per la sua storia, vuoi per le sue molteplici attività, o per il grande
numero di aderenti, è l’A.R.I. (ASSOCIAZIONE RADIOAMATORI ITALIANI); essa è
suddivisa in sezioni è dislocata su tutto il territorio nazionale, e oltre ad
assistere i radioamatori iscritti, organizza anche tantissime attività: fiere,
meeting, concorsi, ecc.
Sempre
nell’ambito della ricetrasmissione, troviamo ancora, un altissimo numero di
radioperatori, altrettanto qualificati, che però non sono dei radioamatori!
essi sono detti: C B; questi prendono il nome dalla banda di frequenza a loro
attribuita: CITZENS BAND, detta anche banda cittadina, (da 26.995 a 27.405 KHZ),
suddivisa questa, in40 canali.
Cosa
significa essere CB? Cos’è la C B?
Possedere
un apparato ricetrasmittente operante in banda cittadina, non è sufficiente ad
essere un C B. La C B è intesa come amicizia e solidarietà, come libertà di
espressione, d’informazione e di comunicazione fra tutti.
La
C B è una grande famiglia, ove ciascuno ha diritti e doveri.
La
C B rappresenta in linea di principio un fenomeno rivoluzionario
dell’informazione tradizionale.
La
C B è una forma di radiodiffusione circolare di debole potenza, differisce
sostanzialmente dalle trasmissioni radio commerciali, oltre che per la ridotta
potenza, per la naturale mancanza di programmi, proprio perché la C B non è
informazione a senso unico, è dibattito, confronto, rapporto umano, .
Sotto
questo aspetto d’altra parte, il C B non è un radioamatore almeno così come
lo definisce la legge; l’attività del radioamatore, consiste dice la legge,
nello scambio in linguaggio chiaro, e con l’uso di codici internazionalmente
ammessi, con altri radioamatori autorizzati, di messaggi di carattere tecnico,
riguardanti esperimenti radioelettrici, a scopo di studio e di istruzione
individuale e etc. ecc..
Per
essere più precisi, il C B non è solo un radioamatore, nella C B prevale il
contenuto del messaggio, il suo aspetto umano; la C B non è solo ricerca
tecnica o scientifica, anzi, può anche non esserlo affatto.
La
C B usa potenze più piccole,5 watt, dei così detti radioamatori; il farsi
sentire particolarmente lontano, nella C B non è considerato più importante di
quel che si va dicendo; per i C B, la radio è un mezzo non un fine.
Ci
sono poi, ancora altri operatori altrettanto validi come i radioamatori, e
altrettanto liberi da certi schemi come i C B; essi sono una via di mezzo tra i
radioamatori, e i C B, non hanno un nome ben definito, non hanno la patente e la
licenza come i radioamatori, e non hanno la concessione che è data ai C B per
operare nella banda cittadina. Questi operano su una banda di frequenza che va
da: 27.415 a 27.855 KHZ; questa banda è una fetta di frequenza non assegnata a
nessuno, e quindi questi operatori, sono dei veri e propri pirati, ma
qualificatissimi DXMAN! anche essi, effettuano collegamenti a lunga
distanza,scambiandosi QSL di conferma con le stesse modalità dei radioamatori;
ma questi operatori, si comportano anche come dei veri e propri C B, non essendo
vincolati a nessun regolamento o schema, e quindi come abbiamo già detto, essi
si possono comodamente collocare in una via di mezzo tra i radioamatori e i C B.
Anche
qui, esistono delle vere e proprie associazioni che raggruppano quantità di
radio operatori, offrendo a loro, materiale, come: le QSL, ad un prezzo
agevolatissimo, stemmi, adesivi, timbri, insomma forniscono ai radioperatori,
tutto il materiale di supporto per l’attività DX. Queste associazioni dette
anche “GRUPPI”, spesso organizzano anche tantissime iniziative, quali:
concorsi tra radioperatori, meeting, fiere, ecc.
Un’ultima
tappa nel mondo radiantistico, la facciamo soffermandoci sul radioascolto, o B C
L; questa è un’attività vastissima e affascinante, su cui sarà difficile
soffermarci brevemente, e quindi molti aspetti di essa, dovremo inevitabilmente
tralasciarli, ma cercheremo comunque, di descrivere gli elementi più importanti
di quest’affascinante attività.
Partiamo
nel dire che fare radioascolto, non è ascoltare la radio, come facciamo di
solito, quando accendiamo uno dei tanti ricevitori in nostro possesso, e lo
posizioniamo su una delle tante emittenti in FM, magari solo per bombardarci di
tutta quella musica, che sembra tutt’altro che musica.
Fare
radioascolto significa: prestare massima attenzione a quello che si ascolta;
osservare e studiare attentamente tutti i fenomeni che avvengono nella vasta
gamma di frequenze che non è mai statica; ascoltare attentamente le varie
emittenti, studiandone orari di trasmissione, con i relativi cambiamenti di
frequenze; studiare i palinsesti; imparare le voci, i personaggi, le redazioni.
Fare
radioascolto, significa anche: effettuare molta scansione nelle gamme,
ricercando sempre nuove stazioni, cercando di captare anche quelle più
difficili d’ascoltare, cercare di migliorare le proprie condizioni
d’ascolto, sperimentando nuovi ricevitori, cambiando antenne, cercando anche
d’inventarsi qualche cosa, perché il vero radioascoltatore, o B C L, come il
radioamatore, è anche un ricercatore in campo di ricezione.
Chi
fa radioascolto, oltre che scoprire, ascoltare, studiare, ecc. deve anche avere
una corrispondenza continua e duratura con le redazioni delle varie emittenti,
stimolandole, continuamente con lettere e cartoline, perché solo scrivendo alle
tante redazioni, queste si sentano incentivate a continuare e a progredire.
Un
ultimo, ma il più eccitante elemento di questo hobby, è l’inviare alle radio
che si ascoltano, i rapporti di ricezione: (descrivendo dettagliatamente: nome e
cognome del B C L, e se si possiede, inserire anche il nominativo di concessione
SWL, nome della stazione ascoltata, data, ora possibilmente in U T C, frequenza
d’ascolto, e poi inserire il vero e proprio rapporto di ricezione, utilizzando
magari il codice SINFO, oggi più usato, e inserire in fine anche dettagli sul
programma ascoltato, affinché l’emittente, possa avere una prova certa
sull’autenticità del rapporto di ricezione ricevuto. Per alcune stazioni
lontanissime, i rapporti di ricezione, dal nostro paese, sono preziosissimi!
Perché attraverso di essi, le radio, possono rendersi conto della qualità del
loro segnale nei paesi dove arriva l’emittente; ma i rapporti d’ascolto
inviati alle emittenti, sono poi, confermati dalle redazioni, con le stupende
QSL, ricercatissime da chi pratica questo hobby, nella stessa misura, come
abbiamo già visto, dei radioamatori.
Anche
fra i BCL, esistono delle vere e proprie associazioni che raggruppano buone
porzioni di essi, organizzandoli, e dando loro tutto il materiale, informativo,
e non, affinché questi, possano con più facilità praticare questo hobby.
In
Italia l’associazione che raggruppa più B C L, è l’A.I.R., (associazione
italiana radioascolto, con sede a Torino.
Tutto
ciò che abbiamo sin qui detto sul radioascolto, non deve spaventare i
principianti, o coloro che vogliono intraprendere quest’ hobby, il tutto, deve
avvenire molto gradualmente e non tutto in una volta.
Il
nostro consiglio per chi vuol cominciare a fare radioascolto, è quello di
iniziare con un apparecchio radio comune che abbia anche la possibilità di
ricevere i programmi in onde corte; qui è possibile gradatamente, ascoltare
circa una cinquantina di paesi esteri e un centinaio di emittenti; chi fa
radioascolto, non deve neppure conoscere varie lingue oltre a quella natia,
infatti fra le numerose broadcasting internazionali dotate di un servizio per
l’estero, ve ne sono quasi una decina che trasmettono, come abbiamo già
visto, anche in italiano; quindi basta ricercare queste stazioni, che realizzano
programmi per l’Italia irradiati a ore determinate, perlopiù serali.
Certamente,
la conoscenza di una o più lingue, agevola molto l’attività, poiché si
allargano gli orizzonti, e si è subito in grado di comprendere un maggior
numero di voci. In fatti stazioni radio europee, ma anche africane, asiatiche,
nord americane, e sud americane, trasmettono spesso in inglese, francese,
tedesco, spagnolo e portoghese.
In
conclusione di questo viaggio nel mondo del radioascolto, per chi vuole
cominciare a lanciarsi in questo affascinante hobby, ecco alcune emittenti con
relative frequenze, facilmente ascoltabili:
RADIO BUDAPEST ..............................................
6.025 KHZ
RADIO
NEDERLAND.............................................
6.020 KHZ
RADIO
PRAGA ....................................................
6.055 KHZ
RADIO
LUSSEMBURGO ......................................
6.090 KHZ
RADIO
AUSTRIA INTERNAZIONALE.......................
6.155 KHZ
B.B.C.
VOL SERVICE ..........................................
6.425 KHZ
RADIO
EMIRATI ARABI UNITI ..............................
21.605 KHZ
RADIO
IL CAIRO ...................................................
9.988 KHZ
RADIO
ARGENTINA PER L’ESTERIOR .................
15.345 KHZ
AL
INDIA RADIO ..................................................
11.620 KHZ
RADIO
ROMA .......................................................
6.060 KHZ
RADIO THERAN ..................................................
15.084 KHZ
RADIO
VATICANA .................................................
5.888 KHZ
RADIO
TIRANA .....................................................
6.100 KHZ
RAI
INTERNATIONAL ............................................
9.667 KHZ
Queste
informazioni di frequenze di radio, potrebbero, come abbiamo visto, subire
variazioni, quindi vanno prese con una certa elasticità.
CONCLUSIONI
Ed
eccoci dunque,giunti alla fine di questo nostro viaggio nel mondo della
radiocomunicazione, lo abbiamo voluto effettuare in modo semplice e sintetico,
affinché chi avesse poca conoscenza in questa materia, imparandone i vari
aspetti, le tante sfaccettature, i molteplici sbocchi, e le innumerevoli
iniziative, possa avvicinarsi per lasciarsi prendere da questo hobby, secondo me
ancora vivo e ricco di vitalità e d’interessi.
Urso
Giovanni
Alcuni
momenti della lezione c/o la scuola “PIERO GOBETTI”
di Quarto (Napoli).