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LA RADIO ASCOLTA CHI A SCOLTA LA RADIO

Il progetto scuola, ideato dall'associazione culturale Sierra Tango, si è svolto nelle scuole medie di Quarto in
provincia di Napoli, tale progetto è nato da una relazione scritta da Gianni Urso e presentata agli scolari da OM

appartenenti alla suddetta associazione, tale relazione speriamo possa stimolare altre persone a realizzare
simili iniziative tra gli studenti affinché essi possano essere stimolati ad avvicinarsi alla cultura del
radiantismo.
Progetto culturale per la diffusione e lo sviluppo del radiantismo 
  
A cura di Urso Giovanni
e dell’associazione culturale Sierra Tango


LA RADIO ASCOLTA CHI ASCOLTA LA RADIO
 
Introduzione.
 
In questo XXI secolo il mondo della radiofonia tradizionale rischia di diventare una pagina del passato, da celebrare come importantissimo elemento che ha caratterizzato, e condizionato la società del XX secolo.
Questo rischio, si fa giorno dopo giorno sempre più concreto, a mano a mano che la tecnologia con le sue spinte innovative apre al mondo nuovi orizzonti.
Un pericolo però, ancora più grave, che la radiofonia tradizionale deve affrontare, è la retrocessione fra gli elementi meno importanti nella cultura e nella vita del mondo giovanile. Ciò è dovuto, al fatto che i ragazzi, attratti da nuovi strumenti quali il cellulare, il computer, i giochi interattivi, ecc., si lascino trascinare in una dimensione nuova dove la radio non trova più posto.
Quale rischio più grande deve affrontare la radiofonia tradizionale, di quello di vedersi relegata in un angolino dei ricordi di una società che corre a grandi falcate.
Ecco che quindi bisogna intervenire, affinché i giovani non archivino definitivamente la radio; è il modo migliore è quello di proporre ai ragazzi, la cultura radiantistica, con tutti gli annessi e connessi, affinché essi riscoprano questo vasto mondo ricco di emozioni a non finire.
Quindi, affinché i giovani acquistino la giusta conoscenza di questo vastissimo mondo, abbiamo pensato di effettuare un cammino diviso in vari argomenti, che darà ai ragazzi la giusta conoscenza della materia, e sicuramente, farà nascere in loro, l’interesse a lanciarsi, se non totalmente, almeno in parte in questo mondo, riscoprendo il radioascolto o la radiotrasmissione.
Il primo argomento che tratteremo è la storia della radio, dalle invenzioni marconiane ai giorni nostri; ciò servirà a far conoscere come la radio è nata, si è sviluppata tra la gente, cambiando anche lo stile di vita delle persone, e in fine, di come lo strumento radio ha condizionato il cammino della storia, verso le nuove invenzioni che si sono avute.
Il secondo argomento lo dedicheremo ad un piccolo approfondimento su gli elementi scientifici che caratterizzano la radiotrasmissione, spiegheremo cioè come è fatto un trasmettitore, un ricevitore e faremo capire come le onde elettromagnetiche si propagano, veicolando voci e suoni ovunque.
Il terzo argomento servirà a mettere un po’ d’ordine fra i tanti elementi che compongono il vasto panorama radiofonico; cercheremo di spiegare cosa è un'emittente, quanti tipi di radio esistono, le classificheremo, e spiegheremo come si ascolta la radio in modo corretto; parleremo ancora della ricetrasmissione, dei radioamatori, dell'alfabeto Morse, e di cosa serve per realizzare una stazione ricetrasmittente.
In fine chiuderemo facendo vedere come si usa un ricetrasmettitore, dimostrando loro, che con la radio si può far viaggiare la propria voce in tutto il mondo.
Per concludere, vogliamo ancora aggiungere, che questo che noi proponiamo non vuol essere un toccasana! sarebbe troppo presuntuoso da parte nostra pensare che si riesca così a salvare la radio! ma noi vogliamo, molto umilmente, contribuire a dare respiro a questo mondo oramai già troppo asfittico, che giorno dopo giorno, sta perdendo la sua importanza nella società dei tempi d’oggi.


Parte prima
 
La storia
 
La vita dell’uomo sulla terra è stata caratterizzata e condizionata quasi sempre da invenzioni e scoperte che si sono avute durante tutto l’arco dell’evoluzione della specie.
Nel XIX e nel XX secolo poi, si sono ottenute invenzioni e scoperte che hanno mutato radicalmente la vita dell’uomo; mutamento che sta alla base del nostro vivere d’oggi.
A cavallo tra i due secoli suddetti, dall’Europa all’America, la grande ondata d’invenzioni e scoperte, ha cambiato la fisionomia delle città. Dalla torre Eiffel di Parigi, alla statua della Libertà, alta sopra Manhattan. La comparsa dell’energia elettrica ha ridotto la paura del buio e ha allungato le giornate nella vita delle persone. I nuovi mezzi di trasporto: dalla bicicletta al dirigibile, dall’automobile alle grandi reti ferroviarie, hanno ridotto le distanze, e aumentato la mobilità umana; nuove e grandi industrie hanno accresciuto necessità di contatti. In questo periodo la velocità della storia, impone al giornalismo ritmi più elevati; aumentano la cultura, l’istruzione popolare, la fiducia generale nella scienza; in questa fase delicata e rivoluzionaria della storia umana, nasce, dunque, la radio.
Ora, prima di tuffarci nell’avvincente storia che la radiofonia ha conosciuto fin dalla sua nascita alla fine del XIX secolo, bisogna innanzi tutto dire che come in tutte le invenzioni, non si è arrivati al concepimento di essa improvvisamente, ma bisogna altresì affermare che all’invenzione della radio si è arrivati grazie all’estro, all’intuito, e alla professionalità di un certo Guglielmo Marconi, che seppe applicare alcune sue idee alle scoperte ottenute già qualche anno prima da altri insigni scienziati.
Rivediamole brevemente:
- 1864, il fisico scozzese James Clerk Maxwell, dimostra matematicamente che i fenomeni elettromagnetici e luminosi si propagano nello spazio tramite onde.
- 1887, il tedesco Heinrich Rudolph Hertz, ottiene la conferma sperimentale delle conclusioni della teoria di Maxwell, provando l’effettiva esistenza delle onde elettromagnetiche, costruendo un apparecchio in grado di generarle.
- 1890, Edouard Braille, costruisce un apparecchio rilevatore di onde hertziane, sviluppato da un’idea dell’italiano Nesti.
- E finalmente, nel 1894, Guglielmo Marconi, ventenne, trasmette segnali telegrafici grazie alle onde elettromagnetiche, nella sua casa di Pontecchio, in provincia di Bologna.
Marconi, nacque a Bologna il 25 aprile 1874. Autodidatta, appena diciottenne, sentì nascere in se, un’irresistibile vocazione verso la fisica e l’elettricità.
Allievo a Livorno dei professori Vincenzo Rosa e Giotto Bizzarrini, acquisì da essi una più rigorosa mentalità scientifica in un momento particolarmente importante per l’indirizzo delle sue ricerche.
Nell’estate del 1894, quando la famiglia Marconi si recò in vacanza, nelle montagne del biellese, il giovane Guglielmo ebbe modo di riflettere sulle ricerche scientifiche di Hertz, e pensò di usare le onde elettromagnetiche a scopo di comunicazione.
Come abbiamo detto poi, nell’autunno successivo, nella villa Griffone di Pontecchio Marconi trasformò il granaio in laboratorio, lavorando notte e giorno tra rotoli di filo di rame, sfere di ottone, rocchetti, tasti morse e campanelli, realizzò i primi rudimentali apparecchi. I primi deboli segnali riuscirono a superare alcune centinaia di metri fino alla collinetta dove stava il colono Mignani che all’udire dei primi segnali sventolava un fazzoletto indicando l’avvenuta ricezione.
Però le onde elettromagnetiche erano troppo deboli per superare grandi distanze, e allora, Marconi pensò di accoppiare al generatore di onde un’antenna ottenendo così, maggior potenza.
Il governo italiano, in questa prima fase, non prese nemmeno in considerazione l’invenzione del Marconi; così il grande fisico partì per l’Inghilterra, dove trovò altissimi consensi; era il 12 febbraio 1896.
Qui, aiutato da molti che erano entusiasti della sua invenzione, il giovane poté compire alcuni esperimenti ufficiali, e poté fondare la prima organizzazione per lo sfruttamento commerciale della sua invenzione. Nel giugno del 1897, su invito del governo italiano, tornò in Italia, a La Spezia, ove effettuò comunicazioni tra: l’arsenale e la corazzata S. Martino, superando la distanza di 18 KM.
Nel 1904, Marconi scoprì le proprietà delle antenne direttive, e iniziò a usare le valvole termoioniche, che aumentavano ancora di più la potenza dei trasmettitori.
Finalmente il 10 dicembre del 1909 Guglielmo Marconi è insignito del premio Nobel per la fisica.
Allo scoppio della prima guerra mondiale, si mise al servizio del governo italiano come ufficiale dell’esercito.
Nel 1919 acquistò il panfilo Elettra che divenne il suo personale laboratorio.
Nel 1924 Marconi costruì diverse stazioni in onda corta, per conto del governo britannico, ed il 30 maggio dello stesso anno, avvenne la prima regolare trasmissione della voce umana tra l’Inghilterra e l’Australia. Il 5 ottobre il ministero delle comunicazioni italiano dava l’autorizzazione alla “ società unione radiofonica italiana” d’iniziare il servizio delle radio audizioni in Italia.
Nel gennaio del 1928 è nominato presidente del C.N.R. (consiglio nazionale delle ricerche).
Il 12 febbraio 1931, Marconi alla presenza del Papa Pio XI, inaugurò la nuova stazione della città del Vaticano.
Guglielmo Marconi, in seguito ad un attacco di angina, si spegne a Roma il 20 luglio del 1937.
 
Parlando adesso della radio in campo sociale, possiamo affermare che essa non trovò subito un posto rilevante nelle case perché il costo dei primi apparecchi era elevatissimo, e quindi era alla portata di poche e ricche famiglie; quindi la radio in questa prima fase trova maggior applicazione in campo militare, e per esperimenti su larga scala. Ma già dagli anni 20, i progressi in campo tecnologico, associano la diffusione dell’apparecchio, ad una fascia più ampia di popolazione.
Un ulteriore spinta alla diffusione si ebbe durante la seconda guerra mondiale, a causa dell’importanza che nel corso di essa venne ad assumere la radio, come strumento di attacco psicologico alle popolazioni nemiche, oltre all’informazione e propagazione tra le popolazioni amiche, in un momento in cui le operazioni belliche comprometteranno il funzionamento regolare di tutti gli altri mezzi.
La prima stazione radio commerciale iniziò regolarmente le trasmissioni nel 1920, ma generalmente si considera epoca doro delle stazioni radio quella che va dal 1925 al 1950.
La H 3 C fu la prima rete nazionale americana che trasmetteva permanentemente, essa fu realizzata negli anni 20 dalla Radio Corporation of Amercan.
Negli anni 30 la radio era usata sugli aerei, dalla polizia e dal personale militare. Negli anni 50, avvennero cambiamenti significativi: la televisione sostituì la radio, per quando riguarda la trasmissione di commedie e di spettacoli di varietà, nella diffusione radio questo tipo di spettacolo fu rimpiazzato dalla musica, da spettacoli parlati, e da stazioni per soli notiziari.
Lo sviluppo del transistore aumentò la disponibilità delle radio portatili, come pure quello delle autoradio, mentre le prime trasmissioni stereofoniche, cominciavano in America nel 1961. Volendo ora dare uno sguardo allo sviluppo che la radio ha conosciuto in Italia possiamo affermare che, dopo le prime trasmissioni pionieristiche, essa conobbe immediatamente un rapido sviluppo negli U.S.A. e negli stati del Europa settentrionale.
La nascita della prima emittente destinata al pubblico è datata: 1919, K D K A.
Così, nel 1922 in America si contavano già: 6 emittenti.
Diversa si presentò la situazione in Italia, mentre in America si era scatenata la corsa alla radiodiffusione, in territorio italiano, si discuteva ancora sull’opportunità di varare la radiofonia ad uso civile, perché questa era considerata uno strumento di uso esclusivamente militare. Un altro motivo che ritardò la diffusione della radiofonia pubblica fu la diffidenza di Mussolini che aveva verso le incredibili potenzialità commerciali e propagandistiche che la radio aveva in sé.
Poi finalmente nel 1924 si completò la prima stazione trasmittente da parte dell’URI. 6 anni dopo furono completate anche le stazioni di Milano e Napoli. A questo punto Mussolini comprese l’importanza del nuovo media, e fu costituita una nuova società, la famosa EIAR, che assorbì l’URI, e furono costruite nuove e più potenti stazioni a Roma, Genova, Firenze, Napoli, Palermo, Trieste e Torino.
Durante la seconda guerra mondiale l’importanza della radio diffusione fu talmente elevata che fu creata radio Urbe. In oltre la guerra pose fine alla EIAR, (ENTE ITALIANO AUDIZIONE RADIOFONICA), che al termine delle ostilità prese il nome attuale di: RAI, (RADIO AUDIZIONI ITALIANE).
Nel 1949 la RAI, provvede, in soli 4 anni alla ricostruzione totale dei trasmettitori distrutti o danneggiati.
Con la riforma, anche il giornalismo radiofonico viene potenziato, e nel dicembre del 1951, nascono i 3 programmi nazionali.
Nel 1954 iniziano le trasmissioni televisive, e RADIO AUDIZIONE ITALIANE diventa: RADIO TELEVISIONE ITALIANA.
Nella seconda metà degli anni 50, e per tutti gli anni 60, la radio conobbe momenti di gloria, e in quegli anni moltissimi personaggi dello spettacolo, oggi famosi esordivano in trasmissioni, passate poi alla storia.
La riforma della RAI nel 1975, sancisce il pluralismo dell’emittenza radiotelevisiva.
In questo periodo e già da qualche anno prima, in Italia nascono e si diffondono radio e televisioni locali, generando una certa competizione tra loro, che investiva anche la RAI; mai come in questo periodo si sentì forte negli ambienti RAI la necessità di rinnovamento.
Il modo di fare radio in questi anni cambiava radicalmente, e quindi la RAI riqualificò il palinsesto e in questo periodo nascevano le 3 reti e le 3 testate radiofoniche: RADIO 1, RADIO 2, RADIO 3, GR 1, GR 2, GR 3.
Negli anni 80, le novità in campo tecnologico superano di gran lunga quelle di contenuto, che si ripetono all’interno della RAI, è comunque innegabile che con il diffondersi delle radio private, l’ascolto nel suo insieme conosce un effettivo declino.
Nel 1982, la RAI tenta il rilancio, e partono RAI STEREO 1, RAI STEREO 2, e RAI STEREO NOTTE; una scelta che si rivela vincente e determinante.
Nel 1988 nasce la SIPRA, società che effettua indagini periodiche al livello nazionale e locale per la rilevazione dell’ascolto radiofonico. Nello stesso anno, è previsto il rilancio della programmazione della radio in esclusiva del servizio pubblico di diffusione radiofonica e televisiva sull’intero territorio nazionale.
Nel 1990 nasce il progetto “un piano per la radio”, che presenta nuove linee editoriali e nuovi palinsesti. Nel 1991, entrano in esercizio gli ultimi decodificatori, il servizio RDS su tutti e 3 i programmi radiofonici a modulazione di frequenza.
Un ulteriore cambiamento di palinsesto, avviene nel marzo del 1994, quando vengono soppresse le trasmissioni di: RAI STEREO 1, RAI STEREO 2, e da lì a poco anche le trasmissioni di RAI STEREO NOTTE; questo fatto addolorerà tantissimi ascoltatori.
Attualmente le trasmissioni vanno in onda su 3 canali nazionali, i programmi del NOTTURNO ITALIANO, la filo diffusione, ISORADIO, e una vasta gamma di programmi diffusi all’estero, o prodotti per l’estero.
Oggi RADIO RAI, è realizzata nei 4 centri di produzione di: Roma, Milano, Torino e Napoli, e per quello che riguarda l’informazione anche nelle sedi regionali.
La radio della fine anni 90, poi ha aperto con slancio, un nuovo capitolo, mostrandosi più che mai adatta al connubio con internet. Moltissime radio si sono espanse in rete, e anche in Italia, si cominciano a notare interessanti fenomeni di comunità radiofonica che si espande giorno dopo giorno.
Il GIORNALE RADIO RAI è su internet dal 19 febbraio 1996.
Il 19 aprile 2000, viene messo in rete il sito di tutta RADIO RAI, ogni canale o testata ha uno spazio per espandersi on linee.
Volendo ora dare un rapido sguardo alla storia dei radioamatori e dei C.B., possiamo dire che la vita degli O.M. è proceduta più o meno di pari passo con lo svilupparsi della radiofonia, ampiamente da noi già trattata. Invece la comparsa dei C.B. risale in America a dopo la seconda guerra mondiale, ma in Italia solo alla fine degli anni 60.
I primi radioamatori, furono certamente coloro che ne studiarono i primi fenomeni: il russo Aleksandr Stepanovic Popov, il francese Branly, il sacerdote di Rio Grande do Sul Roberto Landell De Moura, insieme all’inventore della radio Guglielmo Marconi, possono essere considerati i pionieri della radiocomunicazione, e quindi come abbiamo detto essi sono i primi radioamatori della storia.
Nel 1927, nasceva in Italia l’A.R.I.: (ASSOCIAZIONE RADIOAMATORI ITALIANI), che dopo i primi anni della sua storia, vide alla sua presidenza il Marconi, che la resse fino al 1936.
I radioamatori, nei primi anni del 900, furono coloro che sperimentavano, comunicavano da ogni parte, contribuendo non poco al miglioramento della radiocomunicazione, fino a che essi giunsero alcuni anni dopo la seconda guerra mondiale, alla scoperta delle cosiddette bande laterali: (ssb), particolarmente adatte per le comunicazioni in onde corte a lunga distanza con poca potenza. Oggi più di due milioni di persone hanno la licenza di radioamatore; essi sono più che mai impegnati in comunicazione a distanza, sperimentazioni di ogni tipo.
Come abbiamo detto invece la C.B., (Citizens Band), è usata dal 1947 in America, sia pure per usi e scopi un po’ diversi dai nostri, ma in Italia cominciano ad arrivare i primi apparati C.B. nei porti di Genova, di Livorno ecc., prima di diffondersi fra la gente.
La C.B. si diffonde rapidamente anche per il basso costo delle apparecchiature in uso.
Quando la C.B. iniziò a svilupparsi in Italia, era un periodo di grandi battaglie, di dimostrazioni, d’incontri clandestini, di perquisizioni, di sequestri e di arresti.
La convenzione di Ginevra, consente l’attività radioamatoriale sui 27 MHZ, in America, in Australia e in altri posti, ma non in Europa; ma l’uso radioamatoriale differisce dall’uso C.B. della frequenza.
Nel1971 nella conferenza di Lisbona, le amministrazioni delle poste e delle comunicazioni d’Europa, raccomandano a tutti gli stati europei di liberalizzare la C.B., pur con particolari limitazioni; in Italia i pirati dell’etere vivono nella più assoluta clandestinità, braccati spesso da funzionari, troppo zelanti, che vedono talvolta nella C.B., qualcosa che insidia la loro possibilità di spadroneggiare per qualsiasi cosa, che riguarda comunicazione via etere grazie ad una legge vecchia, e particolarmente carente.
Iniziano le prime riunioni clandestine, si formano a livello locale i primi circoli, inizia la C.B. organizzata, inizia la battaglia per legalizzare la C.B.
Il 19 febbraio 1971, è organizzata a Milano per la prima volta una manifestazione pubblica per la legalizzazione della C.B.; la manifestazione ebbe luogo subito dopo le perquisizioni in casa di numerosi C.B. milanesi. In questo periodo, fiorivano da ogni parte d’Italia iniziative e manifestazioni per la legalizzazione, e alla liberalizzazione della C.B. in Italia.
Tra il 1971 e il 1974, si succedono leggine e decreti con i quali si cerca di mettere un po’ d’ordine, ma spesso queste sono imperfette e inadatte, lo sanno bene i tanti C.B., che in questo periodo contestano energicamente in ogni città della penisola.
L’11, il 12, e il 13 ottobre 1974, si tenne a Rimini nel teatro Novelli, il congresso nazionale della F.I.R.C.B., qui vennero sancite le norme comportamentali che stanno ancora alla base del comportamento di un C.B., e da questo momento possiamo dire che cominciava la tranquilla evoluzione del mondo della 27 MHZ anche in Italia.
Qui, si conclude la storia della radiofonia, che abbiamo cercato di affrontare inserendo piccole notizie fondamentali, per chi vuole iniziare a conoscere la storia avvincente di questo fantastico mondo.

 


Parte seconda
 
Cenni tecnici
 
Questa seconda parte, del nostro discorso sul mondo della radiofonia la dedichiamo all’approfondimento e alla conoscenza degli elementi tecnici che caratterizzano la trasmissione di onde, che a loro volta veicolano suoni e o immagini, di cui si serve una stazione trasmittente, per irradiare le proprie informazioni ovunque, affinché esse poi, possono essere ricevute, da apparecchi dediti alla captazione, e alla decodificazione, di esse.
Chiaramente, cercheremo di trattare solo superficialmente e in modo estremamente semplice l’argomento, perché la materia è vasta ed estremamente complessa alla quale bisogna accostarsi gradualmente, per capirla ed assimilarla.
Supponiamo di disporre di un lungo filo teso orizzontalmente nello spazio, e colleghiamone gli estremi ad un generatore di corrente, esso sarà percorso da una corrente che andrà da un capo all’altro del filo; noi diremo che la corrente parte da un polo, che chiameremo negativo (-), e arriva all’altro capo del filo, che chiameremo positivo (+).
Mettiamoci ora dalla parte del filo che è collegato al negativo del generatore, la corrente defluirà da noi, verso l’estremo più lontano da noi; abbiamo detto che il filo è percorso dalla corrente, e questo è un fenomeno primario, ma attorno al filo, nello spazio che lo circonda, si verificano anche dei fenomeni detti secondari; proprio per il manifestarsi di questi fenomeni secondari, è possibile l’applicazione di molti campi dell’elettrotecnica, e della radiotecnica; questi fenomeni secondari che si creano intorno al filo, sono chiamati campi; essi sono: il campo magnetico e il campo elettrico; cosa siano esattamente questi campi, è un po’ difficile da spiegare, tanto più che gli stessi fisici non ne conoscono ancora perfettamente né la natura, né l’essenza. Attualmente, si conoscono solamente gli effetti, e le leggi che li regolano.
Tutti noi abbiamo sentito dire che le onde radio si diffondono e viaggiano attraverso l’etere; nella realtà delle cose, questo etere, questo imponderabile fantomatico non so che, non esiste! E’ un’invenzione fatta dall’uomo per spiegare certi fenomeni che altrimenti non sarebbe riuscito a spiegare. Diciamo allora, che attorno a questo nostro filo vi è l’etere, un’imponderabile non so che, che si diffonde e permea tutto l’universo in ogni parte. Sotto l’effetto della corrente che percorre il filo, questo etere si contrae o si dilata su se stesso, generando un effetto magnetico, pari a quello generato da una calamita. Queste deformazioni, sono parallele al filo, e costituiscono il campo magnetico; contemporaneamente, si hanno deformazioni trasversali rispetto al filo, queste invece, costituiscono il campo elettrico. Come le automobili percorrenti la strada in senso opposto creano risucchi d’aria di direzione opposta, così anche la corrente percorrente il nostro filo, se inverte la direzione di marcia inverte anche l’effetto di disturbo provocato; così per la corrente che scorre in un certo senso nel filo, avremo in torno a questo ultimo la creazione di un campo magnetico, ad esempio di polarità nord, o onde di compressione magnetica, cioè: l’etere si comprime intorno al filo; invertendo il senso di marcia, si ha la creazione di un polo sud, ossia: le onde si diradano allontanandosi dal filo.
L’intensità di un campo magnetico creato da una corrente che percorre un conduttore, è direttamente proporzionale all’intensità della corrente stessa; più forte è quindi la corrente nel filo, più forte è un campo magnetico.
Possiamo immaginare il campo magnetico come una serie di onde cilindriche coassiali esternamente al filo, che si comprimono e si dilatano, comunicando allo spazio circostante queste variazioni; le onde in oltre, si allontanano propagandosi fino agli estremi dello spazio, se la corrente è di notevole potenza, per distanze minori se eccitate da minore potenza. Se noi invertiremo continuamente e successivamente il senso di marcia della corrente, creeremo continui campi magnetici opposti, compressione e rarefazione dell’etere circostante che si propagheranno nello spazio. Questi campi magnetici variabili, che si propagano nello spazio, sono chiamati: onde elettromagnetiche.
Attorno a un filo percorso da corrente, si potrà creare quindi un campo nord, o un campo sud, a secondo del senso di marcia della corrente nel filo. Possiamo immaginare il campo magnetico, come una serie di strati cilindrici concentrici il cui asse è costituito dal filo percorso dalla corrente, ora in un senso, ora in un altro; ad ogni inversione della direzione di marcia della corrente, questi strati si comprimeranno verso il filo, o si dilateranno verso l’esterno allontanandosi dal filo, ma ogni loro movimento in questi due sensi, viene comunicato per aspirazione in un caso, e per compressione nell’altro agli strati circostanti di etere, che a loro volta e successivamente, essendo di natura elastica, lo propagano agli strati successivi. Avremo così che a ogni compressione, e a ogni dilatazione, creatasi nel primo strato che circonda il filo, si comunica via via agli strati successivi disperdendosi verso lo spazio infinito.
Possiamo indicare qui, la regola della mano sinistra: se noi poniamo una mano aperta sopra un filo conduttore, ponendo l’indice nella direzione di marcia della corrente, il pollice aperto verso destra, le altre dita racchiuse a semi cerchio attorno al filo, noi avremo: l’indice che ci da’ la direzione della corrente elettrica o flusso di elettroni, il pollice che ci indica radialmente la direzione di radiazione del campo elettrico, e le altre dita arrotolate attorno al filo indicano la posizione e direzione del campo magnetico.
Per comprendere meglio il concetto di generazione di onde elettromagnetiche, bisogna capire che esse sono generate da uno strumento che è detto oscillatore; in esso non si ha altro che l’oscillazione della corrente alternata. Quest’ultima, è una corrente che alterna continuamente, e rapidamente nel tempo il proprio senso di marcia, e le polarità del generatore che la genera. Se in fatti noi disponiamo di un generatore, avente polo positivo e polo negativo, ma che può invertire continuamente e rapidamente nel tempo le proprie polarità ai terminali di uscita, avremo che le correnti che percorreranno il circuito ad esso collegate scambieranno continuamente e costantemente nel tempo la direzione di marcia; ora andranno dal polo inferiore al superiore, ora dal polo superiore a quello inferiore attraverso il circuito nel tempo, con ritmo di cambiamento di polarità del generatore.
Se noi ora colleghiamo un filo tra i poli 1 e 2, la corrente circolante nel filo andrà: ora da 1 a 2, e subito dopo: da 2 a 1; nuovamente da: 1 a 2, nuovamente da: 2 a 1.
Vediamo ora come si traccia un diagramma di una corrente alternata: tracciamo per prima una linea orizzontale che attraversa un foglio di carta; partendo ora dall’estremo sinistro di questa linea orizzontale, tracciamo una linea che sale obliquamente verso l’alto verso destra, raggiunge una certa altezza, compie un giro a gomito su se stessa, e ridiscende lentamente e obliquamente fino alla linea di zero, la oltrepassa, procede obliquamente verso il basso a destra, raggiunge un ampiezza, cioè una distanza dalla linea pari a quella che ha raggiunto nel percorso superiore, compie nuovamente un gomito, cioè un mezzo giro su se stessa, e risale lentamente verso la linea di zero. Il nostro disegno riprodurrà in sostanza una esse maiuscola, posta orizzontalmente e tagliata lungo il suo asse dalla linea di base o linea zero.
Il nostro disegno rappresenterà un ciclo, ossia un periodo di corrente alternata; una corrente alternata, infatti, è composta da continue inversioni di polarità e senso di marcia; una coppia di queste inversioni, forma un ciclo o periodo. Sopra la nostra linea, avremo i semicicli positivi, sotto la nostra linea, avremo i semicicli negativi.
Il ciclo o periodo, assume anche il nome di Hertz, dal nome del celebre fisico tedesco; in onore di Hertz, venne chiamato Hertz il ciclo o periodo della corrente alternata.
Pertanto, quando noi diciamo che un onda radio a una frequenza di 100 KHZ, vogliamo dire che quell’onda radio ha una frequenza di centomila periodi, ossia, centomila cicli al secondo. Quando la frequenza radio sia di 10.000.000 di cicli al secondo, potremo dire che essa è di 10 megacicli, oppure di 10 MHZ.
Le onde elettromagnetiche che si propagano nello spazio, viaggiano alla fantastica velocità di: 300.000 KM al secondo; esse si propagano indifferentemente sia che intorno al filo ci sia l’aria, il gas, o il vuoto assoluto; quindi la propagazione delle onde elettromagnetiche avviene anche nel vuoto.
A questo punto prendiamo in considerazione un’altra caratteristica delle onde elettromagnetiche: supponiamo di applicare al nostro filo teso nello spazio, un impulso di corrente ogni secondo, quando noi applichiamo il primo impulso di corrente intorno al filo si genera un’onda elettromagnetica che partirà verso lo spazio alla velocità di 300.000 KM al secondo; un secondo dopo, applicheremo al filo un secondo impulso di corrente, si genererà un’onda elettromagnetica nuova, che partirà verso lo spazio, ma in questo preciso istante, la prima onda elettromagnetica sarà già giunta alla distanza di 300.000 KM; se dopo un secondo applichiamo un nuovo impulso di corrente al nostro filo, si genererà una nuova onda elettromagnetica, che partirà verso lo spazio, ma la prima, avrà raggiunto la distanza di 600.000 KM, la seconda avrà raggiunto la distanza di 300.000 KM, mentre la terza, sta partendo in questo istante; ciascuna onda elettromagnetica sarà separata da quella che la precede, da una certa distanza,nel nostro caso, da 300.000 KM; la distanza intercorrente tra quest’impulsi elettromagnetici, o onde elettromagnetiche propagatesi nello spazio, viene chiamata: lunghezza d’onda.
Le emissioni elettromagnetiche che partono da un’antenna e si irradiano nello spazio, sono caratterizzate quindi da due fattori: 1 la frequenza, ossia il numero di onde elettromagnetiche emesse dal filo in funzione di antenna durante un secondo; 2 la lunghezza d’onda, che è la distanza che separa fra loro due onde uguali, successive, che si stanno propagando nello spazio.
La velocità di propagazione nello spazio delle onde elettromagnetiche, la frequenza, e la lunghezza d’onda, sono legate tra loro da una relazione matematica.
Così, se noi conoscendo la lunghezza d’onda, vogliamo conoscere la frequenza, bisognerà fare: 300.000, che è la velocità delle onde elettromagnetiche, diviso la lunghezza d’onda in metri. Se noi vogliamo conoscere la lunghezza d’onda di una determinata frequenza, basterà fare: 300.000 diviso la frequenza in kilocicli, per ottenere la lunghezza d’onda in metri.
Dalle considerazioni fatte fin’ora, possiamo dire, che più aumentiamo la frequenza, di una determinata corrente, più ne accorciamo la lunghezza d’onda; più abbassiamo la frequenza di un’oscillazione, più allunghiamo la lunghezza d’onda.
Poiché questi campi magnetici, oltre che in frequenze, possono anche essere distinti per la loro lunghezza d’onda, è stato deciso da tempo di classificare le varie frequenze e lunghezze d’onda, secondo una determinata tabella, che le suddivide in classi.
 
Tabella universale delle frequenze

Basse frequenze ........  da 0 periodi, a 20.000 periodi al secondo.
Ultrasuoni .......  da 20.000 periodi, a 80.000 periodi al secondo.
Onde exstralunghe.... da 80.000 periodi a 150.000 periodi al secondo.
Onde lunghe ....  da 150 KHZ a 600 KHZ.
Onde medie ....  da 600 KHZ a 2000 KHZ.
Onde mediocorte ......  da 2MHZ a 5 MHZ.
Onde corte ......  da 5 MHZ a 30 MHZ.
Onde ultracorte  da 30 MHZ a 90 MHZ.
VHF (frequenze veramente alte)  da 90 MHZ a 400 MHZ.
UHF (frequenze ultra-alte) ........  da 400 MHZ a 1000 MHZ.
SHF (frequenze super alte) .......  da 1.000 MHZ in poi.
 
In precedenza abbiamo detto che un filo teso nello spazio, e percorso da una corrente alternata di frequenza elevata, irradia campi magnetici; questi, si propagano in ogni direzione. Di qualunque tipo siano queste onde, terrestri, spaziali, o riflesse, quando si propagano nello spazio, e incontrano sul loro percorso un corpo conduttore, generano in esso delle correnti, che sono dette:
correnti indotte.
Le onde elettromagnetiche infatti, non sono che campi magnetici variabili, ma noi sappiamo che quando un campo magnetico variabile, incontra un conduttore, vi induce una corrente elettrica variabile; così, l’antenna del nostro ricevitore radio, quando viene colpita da treni di onde elettromagnetiche, diventerà sede di corrente indotta, oscillanti o alternate, che verranno condotte alle parti amplificatrici del nostro apparecchio, che dopo l’amplificazione c’è le farà udire.
Possiamo per tanto dire, che ogni oggetto metallico, antenna, balcone, ringhiera, balaustrata, cancello, o palo della luce, quando vengono colpite da onde elettromagnetiche , diventano sedi di correnti indotte, che avranno frequenze d’intensità direttamente proporzionale alla frequenza e intensità delle onde elettromagnetiche che li hanno colpiti.
Le onde elettromagnetiche, una volta irradiate dalla antenna trasmittente, possono raggiungere l’antenna ricevente in quattro modi come: onda terrestre, (onde di superficie), onda spaziale diretta, onda spaziale riflessa dalla ionosfera, onda spaziale riflessa dai satelliti.

Onda terrestre
, (onda di superficie); l’onda terrestre, si ha quando l’antenna trasmittente, e l’antenna ricevente, si trovano vicine al suolo, ad altezza relativamente piccola nei confronti della lunghezza d’onda della frequenza emittente, ed entrambe le antenne, sono polarizzate verticalmente. Questo tipo di onde si propaga rasente al suolo, seguendo la curvatura della superficie terrestre; il percorso che esse possono compiere, è essenzialmente limitato dall’assorbimento di energia esercitato dal suolo; il suolo in parte assorbe, ed in parte riflette le onde che si propagano lungo di esso; l’attenuazione subita da queste onde, è tanto maggiore quando più elevata la frequenza del segnale, e pertanto l’onda terrestre, viene impiegata per la radiodiffusione, ad onde lunghe e medie; le onde lunghe a bassa frequenza, possono compiere percorsi anche di 1500 KM.

Onda spaziale diretta
; l’onda spaziale diretta, si ha quando le antenne trasmittente e ricevente, si trovano ad una altezza superiore rispetto alla lunghezza d’onda del segnale trasmesso. L’altezza sarà tale che le antenne si potranno considerare a distanza ottiche, nel senso che quella trasmittente vede quella ricevente.
Le onde dirette vengono di solito impiegate, per frequenze superiori ai 30 MHZ, detta frequenza critica, cioè con lunghezza d’onda inferiore a 10 M, e quindi nelle trasmissioni radio e t v in FM.

Onde riflesse dalla ionosfera
; le onde ionosferiche non raggiungono direttamente l’antenna ricevente, ma provengono dall’alto dopo essere state riflesse dalla ionosfera.
La riflessione avviene, perché queste onde anno frequenza inferiore alla frequenza critica di 30 MHZ.
La terra non è circondata completamente dal vuoto, ma da un grande involucro di aria detta atmosfera, che a sua volta si distingue in: troposfera, dalla crosta terrestre fino a circa 16 KM, con temperature, da +15 gradi, a +55 gradi centigradi. Stratosfera, da 16 KM a 60 KM, con temperature da +55 a 0 gradi centigradi, poi, ancora a +50 e poi fino a +75 gradi centigradi. Ionosfera, oltre i 60 KM, con temperature, da +75 a +1000 gradi centigradi. Esosfera, oltre i 480 KM.
Nella ionosfera, s’individuano poi, gli strati: di (da 60 a 80 KM) presente solo di giorno, e (da 90 a 130 KM), f1, da 180 a 220 KM, f2, da 220 a 500KM; durante la notte gli strati f1 e f2 si uniscono in un unico strato, f localizzato, tra 250 e 350 KM.
La ionosfera, viene così chiamata, perché quando quella zona di atmosfera viene ad essere colpita dalle radiazioni ultraviolette emesse dal sole, diviene ionizzata. La ionizzazione varia nell’arco della giornata, è massima a mezzogiorno, e nell’arco delle stagioni, è massima d’inverno.
Gli strati prima citati, sono caratterizzati da un diverso grado di ionizzazione, e tra quelli più bassi vi sono fasce di separazione a bassa ionizzazione, che modificano l’angolo di rifrazione dell’onda.
Quando l’onda elettromagnetica emessa dall’antenna trasmittente, penetra in zone successivamente, più ionizzate, subisce spostamenti rispetto alla sua traiettoria normale tanto più rilevanti quanto più intensa è la ionizzazione; quando la deviazione subita dall’onda incidente raggiunge i 90 gradi, essa non può più penetrare nello strato ionizzato e viene da questo totalmente riflessa; l’onda riflessa attraversando nel suo ritorno alla terra strati successivamente meno ionizzati, modifica la direzione, rendendola piano piano rettilinea in modo da uscire dallo strato riflettente con un angolo pari a quello incidente.
La riflessione totale di un onda a radiofrequenza, da parte dello strato ionizzato, dipende oltre che dalla frequenza del segnale, dalla densità di ionizzazione degli strati atmosferici, e dall’angolo d’incidenza nella ionosfera.

Onda spaziale riflessa dai satelliti
; l’onda spaziale riflessa dai satelliti si ha quando, dall’antenna trasmittente posta sulla terra, parte un segnale che arriva nello spazio ove è posizionato un satellite geostazionario; il satellite, mantenendo rigorosamente costante la posizione nei confronti della terra, si comporta come se fosse un’antenna di enorme altezza, di circa 36000 KM, capace di riflettere il segnale verso la terra. Il satellite si comporta come in effetti, antenna ricevente, per i segnali che giungono da terra, e da antenna trasmittente per i segnali che da esso vengono poi irradiati verso terra.
Vi sono particolari comportamenti delle varie onde radio, sapendo che le radiofrequenze sono comprese fra le onde lunghe e le onde ultra corte, addirittura le UHF, secondo la banda di frequenze a cui appartengono le radio onde, le condizioni di propagazioni cambiano: le onde lunghe e le onde medie, si propagano bene nelle ore notturne, si propagano meno bene nelle ore diurne. A tutti noi è accaduto di sentire le stazioni locali chiare e forti durante il giorno, ma di non sentire le stazioni estere. Al calar del sole le stazioni estere crescono di potenza, e verso le ore serali, la banda delle onde medie, e anche quella delle onde lunghe sono piene di stazioni.
Quindi possiamo stabilire che per le onde lunghe e per le onde medie, la propagazione è favorita nelle ore notturne, e locale nelle ore diurne.
Nella banda delle onde corte, abbiamo diverse condizioni di propagazione, a seconda della lunghezza d’onda: il tratto che va da 2 a 5 MHZ, in genere si comporta quasi come le onde medie e le onde lunghe, la propagazione è migliore nelle ore serali, in cui la gettata e la portata delle stazioni trasmittenti, aumenta; scarsa , ridotta nelle ore solari , nelle ore diurne di luce.
Il tratto che va dai 5 ai 10 MHZ, è a propagazione pressoché uniforme, sia nelle ore diurne che nelle ore notturne.
Il tratto che va dai 10 ai 30 MHZ, a condizioni strettamente variabili, e legate alle condizioni istantanee dell’ora del giorno, della temperatura, dell’umidità atmosferica, ecc. Non è possibile definire quando queste particolari frequenze, abbiano una preferenza per la propagazione, non si può dire che si propagano meglio di notte, e peggio di giorno; la media degli ascolti, stabilisce che fino a un tratto dei 15 MHZ, la propagazione tende a essere migliore nelle ore serali, e tende a essere un po’ meno buona nelle ore diurne; tuttavia possono influenzare queste condizioni, sia la particolare condizione climatica, la stagione in cui si effettua l’ascolto, sia la condizione degli strati superiori dell’atmosfera, della troposfera e della esosfera, sia altre variabili, che influenzano le condizioni di propagazione.
Nel tratto, poi, che va da 15 a 30 MHZ, la propagazione è assolutamente incontrollabile, essa dipende da tanti fattori, per cui è difficile fare delle previsioni semplicistiche.
Diversamente le cose vanno quando aumentiamo ancora la frequenza, o diminuiamo la lunghezza d’onda, fino ad entrare nel campo delle VHF o frequenze veramente alte; le VHF grossomodo partono dagli 80 MHZ, per arrivare fino a 400 MHZ; queste onde hanno la particolarità di avere portata pressoché ottica, cioè irradiate dalla antenna trasmittente, esse si propagano in linea retta, fino a quando la curvatura della terra, non comincia a impedire la loro propagazione al suolo. La portata grossomodo, è sui 100 KM; una stazione qualunque sia la sua potenza, quando lavora sulle VHF, raggiunge una portata media di 100 KM; 100 KM in zona libera,quando non vi siano ostacoli naturali o artificiali sul loro percorso.
Possiamo quindi, stabilire come primo punto, che le onde corrispondenti alle VHF si propagano esclusivamente in linea retta, non seguendo la curvatura terrestre; ma ogni ostacolo è in grado di arrestarle e di rifletterle, pertanto se su un percorso di un onda VHF vi è una collina, un monte, un dosso, o anche un grande edificio in cemento armato, queste onde ne saranno fortemente indebolite, o addirittura intercettate, si che al di là dell’ostacolo, ne sarà impossibile la ricezione.
Lo stesso comportamento si ha per le onde UHF, .
Poi ci sono le SHF, su queste frequenze la propagazione ionosferica, è completamente assente; esse si propagano in modo rettilineo, perforando e penetrando tutti gli strati dell’atmosfera. Queste vengono usate per le trasmissioni satellitari.
Abbiamo sin qui visto, come si generano e come si propagano le onde elettromagnetiche, sappiamo anche che esse sono alla base di qualsiasi tipo di trasmissione radio; generalmente vengono impiegate per la trasmissione di informazioni, conversazioni nella radiotelefonia, segnali codici telegrafici, parole, musica, immagini, e suoni; questi elementi vengono da prima convertiti da un trasduttore, microfono, codificatore telegrafico, telecamera televisiva, ecc. in segnali elettrici di ampiezza variabili, in seguito, tali segnali vengono modulati su un onda di ampiezza e frequenza opportuna, questa onda, è chiamata portante, ed è generata da un circuito oscillante; il segnale così ottenuto, dopo essere stato amplificato,viene mandato alla antenna che provvederà ad irradiarlo nello spazio sottoforma di radiazione elettromagnetica. I ricevitori captano il segnale mediante un’altra antenna, e dopo un processo di amplificazione e demodulazione, ricavano in uscita dell’apparato ricevente l’informazione trasmessa.
Cosa vuol dire modulare? La modulazione consiste nel modificare in funzione del tempo una grandezza.
Caratteristica di un segnale periodico: il segnale periodico è utilizzato , come vettore per la trasmissione , per tanto viene chiamato,portante; il segnale portante modificato con le informazioni da trasportare viene chiamato modulato.
Nella modulazione di ampiezza, (AM), le informazioni vengono trasmesse nel circuito variando, l’ampiezza dell’onda portante.
Nella modulazione di frequenza, (FM), le informazioni vengono trasmesse nel circuito, variando la frequenza dell’onda portante.
A questo punto possiamo concludere qui questa panoramica generale su tutto quello che riguarda l’aspetto tecnico della radiotrasmissione; chiaramente per aver trattato in modo superficiale e generale il tutto, sicuramente ci sarà stata qualche imprecisione, che andrebbe approfondita ed analizzata, ma fare ciò, sarebbe entrare nella complessità della materia, che per il momento non ci interessa, e che sicuramente merita di essere approfondita da chi vuol addentrarsi in questo mondo vasto e affascinante.

 

Parte terza
 
La radiocomunicazione nella società
 
Questa ultima parte del nostro discorso sulla radiocomunicazione l’ abbiamo voluta dedicare ad una panoramica sul mondo radiantistico descrivendo, brevemente, le varie realtà che in esso s’inseriscono affinché tutti coloro che hanno poca conoscenza in questo campo, possano apprezzare meglio questo stupendo mezzo di comunicazione.
Innanzitutto, c’è da dire, che chiunque pensi che la radiotrasmissione è oramai superata, sta commettendo un gravissimo errore; basti pensare che se noi oggi disponiamo dei telefoni cellulari, mezzo diffusissimo e utilissimo, lo dobbiamo proprio alla radiotrasmissione, che con i suoi progressi di un secolo di vita, ci permette di usare oggi questo mezzo. Senza parlare poi dei molteplici progressi fatti dalla radiocomunicazione in campo satellitare arrivata in questo periodo a dei livelli altissimi; senza dimenticare, poi, che la radio è indispensabile in campo navale, aereo, militare, ecc .Quindi, come si può notare, alla luce di ciò, la radio è davvero importante, e perciò vale la pena dedicargli un po’ di attenzione.
Noi, ci limiteremo a descrivere, in questo nostro viaggio, il mondo delle HF: (da 0 a 30 MHZ), perché pensiamo che i primi ascolti, le prime esperienze di ricetrasmissioni, insomma, i primi approcci con il mondo radio, si debbano avere, in questo ambito.
Inizieremo, questo nostro excursus, dal vastissimo mondo delle emittenti, disseminate ovunque nella gamma delle: onde lunghe, onde medie, e onde corte.
Innanzitutto, cominceremo nel dire, che un’emittente, è una stazione radio, che da una e o più sedi trasmette informazioni e o intrattenimento, per un pubblico generico, o predefinito.
A questo punto, per mettere un po’ d’ordine fra le tantissime radio sparse per il mondo, dobbiamo fare una classificazione di esse, affinché si possa avere un po’ di chiarezza su questa infinità di stazioni, che si ascoltano, quando si fa scansione con un normale apparecchio radio dotato delle: onde lunghe, (LW), onde medie, (MW), onde corte, (SW), e modulazione di frequenza, (FM).
Le emittenti a loro volta, secondo il tipo di trasmissione che esse realizzano, si vanno ad inserire in due grandi gruppi, che prendono il nome dalle emittenti che li compongono; i due gruppi sono: broadcasting, e le stazioni utility.
Le broadcasting, sono radio di vario genere, e trasmettono perlopiù per un pubblico indefinito; esse realizzano trasmissioni d’informazione, musicali, culturali, ecc.
Esse a loro volta possono essere divise in varie categorie: internazionali, queste, trasmettono in genere in onde corte, cambiando, secondo le ore del giorno ho secondo le stagioni, frequenza di trasmissione; ciò è dovuto al fatto che la propagazione delle onde elettromagnetiche, come abbiamo visto, cambia secondo l’ora, o del periodo dell’anno.
Queste, realizzano i propri programmi in varie lingue, affinché, radioascoltatori di altri paesi, possano comprendere meglio la cultura della terra a cui le emittenti appartengono.
Qualche anno fa, circa 30 broadcasting internazionali, avevano una redazione in lingua italiana, ma pian piano, ne sono rimaste solamente una decina; ciò, è dovuto a vari fattori, quali: la caduta del muro di Berlino, con la conseguente fine del blocco dell’est; la crisi economica che investe anche questo settore; il progresso che con nuove tecnologie, quali internet, e satellite, stanno facendo perdere interessi verso tradizionali trasmissioni multilingue.
Poi, ci sono le radio nazionali, ascoltabili perlopiù in onde medie; esse in genere sono radio di stato, che realizzano trasmissioni destinate alla nazione di appartenenza.
In Italia, in onde medie, si ascoltano solamente le 3 reti RAI, che organizzate in sedi regionali, diffondono le proprie trasmissioni per tutta la penisola, e per alcuni minuti al giorno, trasmettono anche a diffusione locale, i notiziari regionali. Di sera però. Come abbiamo visto, con l’aprirsi della propagazione, in questa gamma, è possibile ascoltare tantissime altre radio nazionali, di stati vicini; ma le 3 reti RAI, sono ascoltabili anche in FM: (88\108 MHZ), qui, trasmettono anche altre radio nazionali, ma queste sono dette radio private, che hanno una finalità esclusivamente commerciale.
Finalmente ecco le radio locali; queste trasmettono per un territorio molto limitato, e realizzano programmi d’interesse quasi prettamente locale.
In Italia, le radio locali si ascoltano in FM, ma in altri stati, è possibile anche trovarle nelle altre gamme d’onda.
Vi sono, anche altre categorie di emittenti, che possono essere internazionali, nazionali, o locali, esse sono classificate dal genere di trasmissioni che realizzano; tra queste: le radio a carattere religioso; esse trasmettono prevalentemente programmi, con la particolare finalità, di divulgare il proprio credo.
Ed ecco le radio pirata, che affascinano tantissimi radioascoltatori; queste non hanno nessun tipo di autorizzazione per trasmettere, e quindi esse irradiano le proprie trasmissioni da sedi segrete, che cambiano in continuazione, per non essere intercettate, dalle autorità del posto.
Le radio pirata, realizzano in genere, trasmissioni, molto interessanti! Perché esse non sono vincolate a niente e a nessuno, e quindi vanno ascoltate, perché esse sono fonte d’informazione alternativa.
Lasciamo le broadcasting, per tuffarci nello stupendo mondo delle stazioni utility.
Quando si pensa ad un’emittente radio, si è subito portati a pensare ad una delle tanti stazioni broadcasting, che popolano la gamma delle onde medie e corte; quali le famosissime: BBC di Londra, radio Romania internazionale di Bucarest, radio Svizzera internazionale di Berna, La voce della Russia di mosca, e la nostra RAI, se però facciamo un po’ di attenzione, vedremo che le stazioni broadcasting, occupano una parte molto piccola dello spettro delle onde corte che si estende dai 1605 ai 30000 KHZ.
Che cosa c’è al di fuori delle bande assegnate alle emittenti broadcasting? Forse nulla? No, assolutamente no! A parte i radioamatori, che però operano su bande ben definite e relativamente ristrette.
Nello spettro di frequenza, vi sono le
“STAZIONI UTILITY”.
Una stazione utility, come dice il suo nome, è una stazione di utilità; vale a dire, che irradia trasmissioni utili all’attività dei destinatari di queste.
Stazioni di questo tipo, sono stazioni navali costiere, le torri di controllo degli aeroporti, le telescriventi delle agenzie stampa, le stazioni radio a bordo degli aerei e delle navi, sia esse civili o militari, i radiofari.
Iniziamo prendendo in considerazione i servizi marittimi, i quali hanno lo scopo di fornire la radioassistenza alle unità in navigazione.
Gli ascolti in queste bande, sono forse, i più emozionanti delle stazioni utility possono offrire. È in fatti possibile ascoltare i marconisti di navi in navigazione a migliaia di KM da noi; le conversazioni dei marittimi coi loro famigliari, conversazioni fra l’operatore della stazione costiera e la stazione radio del natante. Se si dispone di un ottimo ricevitore e di un ottima antenna, e se si conosce il codice morse, è possibile effettuare ascolti da ogni parte del mondo.
I servizi aeronautici che operano in HF, non ne sono molti, ma è possibile in ogni caso effettuare dei suggestivi ascolti. In genere le stazioni utility aeronautiche ascoltabili in questa banda sono quelle edite a fornire agli equipaggi degli aerei in volo, informazioni sugli aeroporti di loro competenza.
Altre stazioni utility molto più difficili da captare, sono le torri di controllo degli aeroporti, che istante per istante, seguono il volo degli aerei, fornendo ad essi tutte le istruzioni necessarie. Sintonizzando una delle loro frequenze, si ascolteranno contatti fra pilota e torre, e fra torri di diversi aeroporti in contatto fra loro.
Un altro gruppo di utility, che interessano sia il traffico navale sia il traffico aereo, sono i radiofari, stazioni operanti non più nelle onde corte, ma sulle onde lunghe, nella fascia di frequenze fra: 200 e 500 KHZ.
I radiofari, sono dei veri e propri fari, che anziché emettere un fascio di luce, emettono un segnale radio, captando il quale la nave o l’aereo, che conoscono con la massima precisione le coordinate geografiche del radiofaro, e che sono in grado con le loro speciali antenne orientabili, (i radiogoniometri), di determinare la direzione di massimo segnale; cioè: attraverso questo sistema, riescono a determinare con esattezza la loro posizione. I radiofari, emettono segnali in Morse, costituiti dal loro nominativo: MAL, quello della Malpensa, LIN, quello di Linate, NPL, Napoli ecc.
A prima vista, può sembrare questo, un ascolto noiosissimo, e privo di alcun interesse, invece, per gli appassionati di radioascolto, i radiofari, costituiscono una vera e propria “scuola di Morse", in fatti la sigla d’identificazione del radiofaro, viene irradiata molto lentamente, e ciò permette ai neofiti di farsi le ossa con questo codice.
Poi, esistono ancora, stazioni con il compito di trasmettere a lunga distanza, messaggi telegrafici, diplomatici, di polizia, cartine meteorologiche ecc. è talmente grande la mole di lavoro di queste ultime, che esse occupano una fetta vastissima delle onde corte. Ne esistono praticamente in tutti i paesi, gestite dagli istituti delle poste e telecomunicazione, dalle varie ambasciate ecc. esse operano nelle lingue a più vasta diffusione, ed il sistema utilizzato da queste stazioni, è quello delle RTTY, ossia delle telescriventi. È questo un sistema molto in uso per comunicazioni militari e diplomatiche, ma che soprattutto è utilizzato da parte delle agenzie di stampa, tipo la nostra ANSA, che tramite esse irradiano in tutto il mondo, le notizie che il giorno dopo, leggiamo sui giornali.
Per captare e decodificare queste ultime stazioni, bisogna avere, oltre che un ricevitore a copertura continua: da 0 a 30 MHZ, altri accessori, capaci di trasformare gli impulsi ascoltabili anche dall’orecchio umano, in scrittura o immagini.
A questo punto, dopo aver più o meno detto tutto quel che riguarda le emittenti, tuffiamoci ora, nel fantastico mondo della ricetrasmissione, anche esso ricco di tantissime realtà, che vale la pena conoscere.
Diremo allora, che una stazione ricetrasmittente, è una stazione radio, in grado di trasmettere suoni e o immagini, ma nello stesso tempo anche in grado di riceverle.
Gli operatori che gestiscono queste stazioni, sono detti: radioamatori, C B, o radioperatori.
Chi sono allora i radioamatori? Cosa fanno?
Nell’agosto 1895, come abbiamo visto, Guglielmo Marconi, stabilì il primo contatto radio della storia, con i suoi esperimenti presso VILLA GRIFFONE; dimostrò che esisteva la possibilità d’inviare segnali radio a distanza. La sua opera, ha contribuito in modo determinante alla nascita, e allo sviluppo delle radiocomunicazioni e dell’elettronica.
Ancora oggi i radioamatori, studiano e sperimentano cercando di ottenere la massima efficienza dai mezzi disponibili.
Negli scorsi decenni, molto è stato fatto nello studio della propagazione radio; i radioamatori hanno dimostrato che la gamma delle onde corte, ritenuta non utilizzabile per i collegamenti a grande distanza, è praticabile anche con piccole potenze, riuscendo a coprire distanze notevoli.
Oggi le onde corte, sono invase dai servizi commerciali, e piccole fette dello spettro sono rimaste ai radioamatori, ma non importa! Perché la ricerca prosegue su frequenze sempre più alte, e con sistemi di trasmissioni sempre più progrediti.
L’attività dei radioamatori, è disciplinata da regolamenti internazionali, e si svolge su frequenze designate.
Vari sono i sistemi e i modi di trasmissione utilizzati dai radioamatori per collegarsi con amici di tutto il mondo; si va dal classico sistema in telegrafia, Morse, (CW), al sistema in fonia a singola banda laterale, (SSB), oggi molto diffuso. I sistemi digitali, come la telescrivente, (RTTY), o la trasmissione delle immagini, (SSTV), hanno molti simpatizzanti.
Con lo sviluppo e la diffusione degli elaboratori elettronici, sono nati nuovi sistemi di trasmissioni, (PAKET), che hanno reso possibile collegamenti alle banche dati, con un sistema d’instradamento dei messaggi simile a quello usato sulla rete.
Come si diventa radioamatore? Il radioamatore, per svolgere la sua attività, deve essere autorizzato alla trasmissione radio dalle competenti autorità, (MINISTERO DELLE P.T.). Deve ottenere una patente ed una licenza, deve possedere una stazione radio; ma come si fa ad ottenere tutto questo? Naturalmente, non tutto in un colpo, ma con un po’ di pazienza e molta buona volontà.
Si deve anzitutto, acquistare un minimo di conoscenza della radiotecnica, e del Morse, necessario per ottenere la patente; ci si deve familiarizzare con le abitudini dei radioamatori, e per farlo, la cosa migliore è l’ascolto delle gamme radiantistiche.
Se non si può avere subito la licenza, conviene chiedere un nominativo di ascolto, (SWL). Ciò da diritto alla spedizione delle QSL, da e per tutto il mondo. Queste ultime sono molto ambite e ricercatissime dai radioamatori; esse, sono utilizzate come comprova di un collegamento effettuato: i radioamatori, ogni qualvolta effettuano un collegamento, per loro interessante e degno di conferma, inviano alla stazione contattata, o direttamente, o tramite il così detto MANAGER, una QSL, che è una specie di cartolina, che su una facciata ha un disegno, o uno stemma, oppure una bandiera disegnata, ecc. e sull’altra facciata, sono riportate le informazioni del collegamento effettuato: nominativo della stazione trasmittente, (QRZ), nominativo della stazione collegata, (QRZ), data, frequenza di avvenuto collegamento, ora del collegamento, possibilmente in U.T.C., che equivale all’ora di Greenwich, e rapporto di ascolto, ossia descrizione dettagliata di come era il segnale della stazione contattata al momento del collegamento; e per concludere, bisogna inserire nella QSL anche la descrizione della stazione usata per effettuare il contatto. Il tutto si imbusta e si invia, come abbiamo detto, si attende poi la QSL di risposta, che confermerà il collegamento effettuato. Bisogna altresì dire che i radioamatori in genere sono orgogliosissimi della collezione delle proprie QSL, che rappresentano l’attività lunga o breve della propria operatività.
I radioamatori sparsi per il mondo sono tantissimi, più di 2.000.000 di operatori hanno la licenza per trasmettere, 800.000 negli U.S.A., 25.000 in Canada e in Italia, 50.000 in Germania, 600.000 ed oltre in Giappone, questo, secondo i dati di qualche anno fa.
I radioamatori, sono spesso riuniti in associazioni, in Italia, la più importante vuoi per la sua storia, vuoi per le sue molteplici attività, o per il grande numero di aderenti, è l’A.R.I. (ASSOCIAZIONE RADIOAMATORI ITALIANI); essa è suddivisa in sezioni è dislocata su tutto il territorio nazionale, e oltre ad assistere i radioamatori iscritti, organizza anche tantissime attività: fiere, meeting, concorsi, ecc.
Sempre nell’ambito della ricetrasmissione, troviamo ancora, un altissimo numero di radioperatori, altrettanto qualificati, che però non sono dei radioamatori! essi sono detti: C B; questi prendono il nome dalla banda di frequenza a loro attribuita: CITZENS BAND, detta anche banda cittadina, (da 26.995 a 27.405 KHZ), suddivisa questa, in40 canali.
Cosa significa essere CB? Cos’è la C B?
Possedere un apparato ricetrasmittente operante in banda cittadina, non è sufficiente ad essere un C B. La C B è intesa come amicizia e solidarietà, come libertà di espressione, d’informazione e di comunicazione fra tutti.
La C B è una grande famiglia, ove ciascuno ha diritti e doveri.
La C B rappresenta in linea di principio un fenomeno rivoluzionario dell’informazione tradizionale.
La C B è una forma di radiodiffusione circolare di debole potenza, differisce sostanzialmente dalle trasmissioni radio commerciali, oltre che per la ridotta potenza, per la naturale mancanza di programmi, proprio perché la C B non è informazione a senso unico, è dibattito, confronto, rapporto umano, .
Sotto questo aspetto d’altra parte, il C B non è un radioamatore almeno così come lo definisce la legge; l’attività del radioamatore, consiste dice la legge, nello scambio in linguaggio chiaro, e con l’uso di codici internazionalmente ammessi, con altri radioamatori autorizzati, di messaggi di carattere tecnico, riguardanti esperimenti radioelettrici, a scopo di studio e di istruzione individuale e etc. ecc..
Per essere più precisi, il C B non è solo un radioamatore, nella C B prevale il contenuto del messaggio, il suo aspetto umano; la C B non è solo ricerca tecnica o scientifica, anzi, può anche non esserlo affatto.
La C B usa potenze più piccole,5 watt, dei così detti radioamatori; il farsi sentire particolarmente lontano, nella C B non è considerato più importante di quel che si va dicendo; per i C B, la radio è un mezzo non un fine.
Ci sono poi, ancora altri operatori altrettanto validi come i radioamatori, e altrettanto liberi da certi schemi come i C B; essi sono una via di mezzo tra i radioamatori, e i C B, non hanno un nome ben definito, non hanno la patente e la licenza come i radioamatori, e non hanno la concessione che è data ai C B per operare nella banda cittadina. Questi operano su una banda di frequenza che va da: 27.415 a 27.855 KHZ; questa banda è una fetta di frequenza non assegnata a nessuno, e quindi questi operatori, sono dei veri e propri pirati, ma qualificatissimi DXMAN! anche essi, effettuano collegamenti a lunga distanza,scambiandosi QSL di conferma con le stesse modalità dei radioamatori; ma questi operatori, si comportano anche come dei veri e propri C B, non essendo vincolati a nessun regolamento o schema, e quindi come abbiamo già detto, essi si possono comodamente collocare in una via di mezzo tra i radioamatori e i C B.
Anche qui, esistono delle vere e proprie associazioni che raggruppano quantità di radio operatori, offrendo a loro, materiale, come: le QSL, ad un prezzo agevolatissimo, stemmi, adesivi, timbri, insomma forniscono ai radioperatori, tutto il materiale di supporto per l’attività DX. Queste associazioni dette anche “GRUPPI”, spesso organizzano anche tantissime iniziative, quali: concorsi tra radioperatori, meeting, fiere, ecc.
Un’ultima tappa nel mondo radiantistico, la facciamo soffermandoci sul radioascolto, o B C L; questa è un’attività vastissima e affascinante, su cui sarà difficile soffermarci brevemente, e quindi molti aspetti di essa, dovremo inevitabilmente tralasciarli, ma cercheremo comunque, di descrivere gli elementi più importanti di quest’affascinante attività.
Partiamo nel dire che fare radioascolto, non è ascoltare la radio, come facciamo di solito, quando accendiamo uno dei tanti ricevitori in nostro possesso, e lo posizioniamo su una delle tante emittenti in FM, magari solo per bombardarci di tutta quella musica, che sembra tutt’altro che musica.
Fare radioascolto significa: prestare massima attenzione a quello che si ascolta; osservare e studiare attentamente tutti i fenomeni che avvengono nella vasta gamma di frequenze che non è mai statica; ascoltare attentamente le varie emittenti, studiandone orari di trasmissione, con i relativi cambiamenti di frequenze; studiare i palinsesti; imparare le voci, i personaggi, le redazioni.
Fare radioascolto, significa anche: effettuare molta scansione nelle gamme, ricercando sempre nuove stazioni, cercando di captare anche quelle più difficili d’ascoltare, cercare di migliorare le proprie condizioni d’ascolto, sperimentando nuovi ricevitori, cambiando antenne, cercando anche d’inventarsi qualche cosa, perché il vero radioascoltatore, o B C L, come il radioamatore, è anche un ricercatore in campo di ricezione.
Chi fa radioascolto, oltre che scoprire, ascoltare, studiare, ecc. deve anche avere una corrispondenza continua e duratura con le redazioni delle varie emittenti, stimolandole, continuamente con lettere e cartoline, perché solo scrivendo alle tante redazioni, queste si sentano incentivate a continuare e a progredire.
Un ultimo, ma il più eccitante elemento di questo hobby, è l’inviare alle radio che si ascoltano, i rapporti di ricezione: (descrivendo dettagliatamente: nome e cognome del B C L, e se si possiede, inserire anche il nominativo di concessione SWL, nome della stazione ascoltata, data, ora possibilmente in U T C, frequenza d’ascolto, e poi inserire il vero e proprio rapporto di ricezione, utilizzando magari il codice SINFO, oggi più usato, e inserire in fine anche dettagli sul programma ascoltato, affinché l’emittente, possa avere una prova certa sull’autenticità del rapporto di ricezione ricevuto. Per alcune stazioni lontanissime, i rapporti di ricezione, dal nostro paese, sono preziosissimi! Perché attraverso di essi, le radio, possono rendersi conto della qualità del loro segnale nei paesi dove arriva l’emittente; ma i rapporti d’ascolto inviati alle emittenti, sono poi, confermati dalle redazioni, con le stupende QSL, ricercatissime da chi pratica questo hobby, nella stessa misura, come abbiamo già visto, dei radioamatori.
Anche fra i BCL, esistono delle vere e proprie associazioni che raggruppano buone porzioni di essi, organizzandoli, e dando loro tutto il materiale, informativo, e non, affinché questi, possano con più facilità praticare questo hobby.
In Italia l’associazione che raggruppa più B C L, è l’A.I.R., (associazione italiana radioascolto, con sede a Torino.
Tutto ciò che abbiamo sin qui detto sul radioascolto, non deve spaventare i principianti, o coloro che vogliono intraprendere quest’ hobby, il tutto, deve avvenire molto gradualmente e non tutto in una volta.
Il nostro consiglio per chi vuol cominciare a fare radioascolto, è quello di iniziare con un apparecchio radio comune che abbia anche la possibilità di ricevere i programmi in onde corte; qui è possibile gradatamente, ascoltare circa una cinquantina di paesi esteri e un centinaio di emittenti; chi fa radioascolto, non deve neppure conoscere varie lingue oltre a quella natia, infatti fra le numerose broadcasting internazionali dotate di un servizio per l’estero, ve ne sono quasi una decina che trasmettono, come abbiamo già visto, anche in italiano; quindi basta ricercare queste stazioni, che realizzano programmi per l’Italia irradiati a ore determinate, perlopiù serali.
Certamente, la conoscenza di una o più lingue, agevola molto l’attività, poiché si allargano gli orizzonti, e si è subito in grado di comprendere un maggior numero di voci. In fatti stazioni radio europee, ma anche africane, asiatiche, nord americane, e sud americane, trasmettono spesso in inglese, francese, tedesco, spagnolo e portoghese.
In conclusione di questo viaggio nel mondo del radioascolto, per chi vuole cominciare a lanciarsi in questo affascinante hobby, ecco alcune emittenti con relative frequenze, facilmente ascoltabili:

 
RADIO BUDAPEST .............................................. 6.025 KHZ
RADIO NEDERLAND............................................. 6.020 KHZ
RADIO PRAGA ....................................................6.055 KHZ
RADIO LUSSEMBURGO ........................................6.090 KHZ
RADIO AUSTRIA INTERNAZIONALE......................6.155 KHZ
B.B.C. VOL SERVICE ............................................6.425 KHZ
RADIO EMIRATI ARABI UNITI .............................21.605 KHZ
RADIO IL CAIRO .................................................9.988 KHZ
RADIO ARGENTINA PER L’ESTERIOR ..................15.345 KHZ
AL INDIA RADIO ................................................11.620 KHZ
RADIO ROMA .....................................................6.060 KHZ
RADIO THERAN ..................................................15.084 KHZ
RADIO VATICANA ..............................................5.888 KHZ
RADIO TIRANA ..................................................6.100 KHZ
RAI INTERNATIONAL ..........................................9.667 KHZ

 
Queste informazioni di frequenze di radio, potrebbero, come abbiamo visto, subire variazioni, quindi vanno prese con una certa elasticità.
 
CONCLUSIONI

Ed eccoci dunque,giunti alla fine di questo nostro viaggio nel mondo della radiocomunicazione, lo abbiamo voluto effettuare in
modo semplice e sintetico, affinché chi avesse poca conoscenza in questa materia, imparandone i vari aspetti, le tante sfaccettature, i molteplici sbocchi, e le innumerevoli iniziative, possa avvicinarsi per lasciarsi prendere da questo hobby, secondo me ancora vivo e ricco di vitalità e d’interessi.
Urso Giovanni
 
 

Alcuni momenti della lezione c/o la scuola “PIERO GOBETTI” di Quarto (Napoli).











L'antenna Windom

CENNI STORICI:

Questa antenna fu presentata dal radioamatore statunitense Loren G. Windom - W8GZ nel numero di Settembre1929 di QST. Cercando il modo di creare un'antenna unica per tutte le gamme, Windom fece alcuni esperimenti e scoprì che se il punto di alimentazione del dipolo veniva spostato, l'ampiezza delle correnti per le diverse bande era tale da avere possibilità di risonanza sulle armoniche pari; esiste infatti un punto del conduttore nel quale le correnti, in corrispondenza delle frequenze HF armoniche pari, hanno valori simili. Nella versione originale la discesa era monofilare e parte irradiante dell'antenna. Bisognava avere un'ottima presa di terra. Windom fissò il punto di alimentazione al 36% della lunghezza per trovare l'impedenza necessaria per i trasmettitori dell'epoca. Dai "radianti", i radioamatori di allora, fu chiamata "presa calcolata".
 





TEORIA DI FUNZIONAMENTO:

Facendo un breve accenno alla teoria dei conduttori con dimensioni fisiche paragonabili alla lunghezza d'onda, è noto che in prossimità di un ventre di corrente (cioè un massimo della corrente in valore assoluto), l'impedenza raggiunge il suo valore minimo; questo ventre di corrente si trova al centro di tutti i dipoli. In quello per gli 80 metri, se il punto di alimentazione si trova alla metà della lunghezza totale (ovvero il classico dipolo a mezz'onda), l'antenna risulterà accordata a 3600, 10800, 18000, 25200 kHz (armoniche dispari) . Questo succede nel dipolo classico, che tutti abbiamo fatto almeno una volta nella nostra vita.

Ora attenzione : se ci spostiamo dal centro del dipolo e ci mettiamo a circa un terzo della sua lunghezza totale ( 36% ) le cose cambiano e di molto. In questo punto, a 3600 kHz la corrente non è massima ma comunque elevata, quindi l' impedenza sarà relativamente bassa. Le altre frequenze armoniche con il medesimo livello di corrente sono ora quelle pari (7200, 14400, 18000, 25200, 28800), tutte gamme radioamatoriali. L' impedenza su queste sei bande (solo in questo punto) sarà quindi la stessa e relativamente bassa (circa 300 ohm teorici), a differenza del centro del dipolo dove avevamo circa 50 Ohm solo in 80m e su gamme non amatoriali.
Abbiamo trasformato il nostro dipolo in una antenna multibanda per radioamatori!

Ma in quel punto abbiamo circa 300 ohm.

<< Come facciamo a collegarci in quel punto con il nostro trasmettitore che vuole "vedere" 50 ohm ?>>

Collocando un balun con rapporto di trasformazione 6:1 che divida per 6 i 300 Ohm, come sperimentòW3DZZ, possiamo ridurre l'impedenza al livello accettato dai moderni trasmettitori ( infatti 300/6=50 Ohm ). L' antenna, quindi, consiste in una filare multibanda lunga mezza lunghezza d'onda della frequenza più bassa, come un normale dipolo; l'unica differenza sta nel fatto che mentre il dipolo è alimentato al centro senza niente di interposto, o al massimo con un balun 1:1, e funziona solo sulla fondamentale e sulle armoniche dispari {che poco ci servono), nella Windom il cavo di discesa è collegato a circa un terzo (36 %) della sua lunghezza mediante un balun 6:1, che si può facilmente costruire oppure acquistare a prezzo modico, e funziona sia sulla fondamentale che sulle armoniche pari (che corrispondono alle gamme radioamatori! ). Pur conservando il nome di Loren G. Windom, questa antenna è in realtà un
"Dipolo alimentato fuori-centro" (Off-Center-Feed Dipole) e non ha ritorno di terra come la versione originale del 1929.






TARATURA:

Per effettuare la taratura dell'antenna, si procederà trovando il minimo R.O.S. sulla gamma più bassa (80m) allungando e accorciando entrambe le estremità. La misura si dovrebbe fare direttamente sul terrazzo mediante un ROSmetro ( o Ponte di impedenza ) collegato tramite uno spezzone di cavo RG-58 il più breve possibile. In questo modo si avrà una lettura più affidabile. Se si dovrà accorciare il conduttore d'antenna NON TAGLIATELO, basterà ripiegarlo su se stesso e fissarlo con de l nastro adesivo. Equivale al taglio ma permette un bel risparmio nel caso si debba riallungarlo per trovare il punto giusto. Trovato il minimo R.O.S. in 80 metri (2:1 va già bene), verificarlo sulle altre bande. Di più non si può fare. Aiutandoci con un accordatore, che molti apparati oggi hanno incorporato, possiamo operare su tutte le gamme, 21 MHz inclusi, con buoni rendimenti. Da non sottovalutare il fatto che sulle gamme più alte questa antenna risulta essere fisicamente alcune lunghezze d'onda e quindi presenta un certo guadagno rispetto al dipolo semplice.

AVVERTENZE:

Data la presenza di onde stazionarie, il valore del R.O.S. sulle varie gamme dipenderà anche dalla lunghezza del cavo di discesa: come è noto, se l'impedenza di una antenna non è precisamente quella del cavo che la alimenta, quest'ultimo vi opera complesse trasformazioni del valore in funzione della propria lunghezza fisica e della frequenza di trasmissione, per cui si ha ROS diverso per lunghezze di cavo diverso sulle diverse gamme. Non conoscendo questo semplice effetto, forse perchè si parla troppo ma in compenso non si legge mai, alcuni radioamatori hanno sacrificato matasse intere di cavo alla ricerca dell'adattamento migliore e ancora non sono convinti .......evitate questo scempio!

CONCLUSIONI:

Le industrie l'hanno realizzata in varie forme tra le quali quella con alimentazione in cavo coassiale che la Fritzel tedesca mise in commercio negli anni '70 con la sigla FD-4. E' stata utilizzata anche nel ramo militare per la sua semplicità e rapidità d'installazione. Nella pratica tale antenna risulta un ottimo compromesso prezzo-prestazioni e un'ottima alternativa al classico dipolo in quanto, a parità di ingombro, risulta essere multibanda. Nonostante i diagrammi verticali sembrano indicare la Windom non perfetta per il DX sulle gamme 80 e 40 , ho effettuato diversi DX in CW ed SSB, utilizzando un apparato con i classici 100 W. Operando su tutte le gamme ho lavorato 45 stati USA su 48 durante il Contest ARRL CW 1999 e 40 su 48 in quello SSB. Usando un AT-230 della kenwood opero anche sulle WARC-bands.

 


 

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